ENCICLOPEDIA D-K - Luca Capobianco - Nature Photography

Vai ai contenuti

Menu principale:

ENCICLOPEDIA D-K

Utilità e link

D

D-MAX. Densità massima.

D-MIN. Densità minima.

DATA DI SCADENZA. Indica il periodo di tempo entro cui il prodotto deve essere impiegato per sfruttarne al meglio le caratteristiche a condizione che sia stato conservato nelle condizioni raccomandate: generalmente a temperature comprese tra i 13°C ed i 24°C. L'uso di una pellicola scaduta può comportare dominanti di colore e sottoesposizioni per la perdita di sensibilità. In questo caso e bene incrementare l'esposizione di almeno un diaframma.

DAYLIGHT. Termine inglese che indica la luce diurna fotografica. E riportato sulle confezioni delle pellicole a colori per diapositive (invertibili) da utilizzare per riprese in luce diurna od equivalente, come flash elettronico o lampade azzurrate, quindi con temperatura di colore intorno ai 5500 Kelvin.

DECENTRAMENTO. Consiste nel far scorrere lateralmente uno o entrambi i corpi anteriore e/o posteriore di una fotocamera grande formato, mantenendo l'asse ottico perpendicolare al piano pellicola. Può essere orizzontale per inquadrare con una corretta prospettiva soggetti decentrati lateralmente o verticale per inquadrare soggetti decentrati verticalmente onde evitare le linee cadenti. Serve a ricomporre l'inquadratura senza dover inclinare l'apparecchio.

DEFINIZIONE. Con questo termine si indica la capacità di un obiettivo, una pellicola di mostrare i dettagli più minuti del soggetto. Rappresenta la somma di caratteristiche soggettive come la nitidezza e la granulosità, con caratteristiche oggettive come l'acutanza, il potere risolvente e la granularità. Allo stesso modo, indica la qualità complessiva (in termini di dettagli) di un’immagine digitale determinata dalla risoluzione scelta e dal contrasto. Anche in questo caso il giudizio è sostanzialmente soggettivo.

DENSITA'. Valore numerico impiegato per indicare il grado di annerimento di un tono sul negativo. Log (in base 10) dell'opacità.

DENSITOMETRO. Strumento opto-elettronico per effettuare la misurazione delle densità di un'immagine negativa o positiva.

DESENSIBILIZZAZIONE. Procedimento utilizzato in passato per togliere sensibilità a lastre o pellicole negative bianconero prima dello sviluppo in modo che l'azione del rivelatore potesse essere eseguita visivamente in luce molto attenuata. Le sostanze usate erano il pinacriptolo (bianco, giallo, verde) e la sefranina.

DETECTIVE CAMERA. Nella seconda meta dell'Ottocento esplose la moda di scattare, non visti,  fotografie con apparecchi camuffati, detti detective. Molte le soluzioni: apparecchi erano nascosti dietro ampie cravatte, nei cappelli, nei bastoni da passeggio, nei libri, ecc.

DETERIORAMENTO. Danni ad un file che potrebbero rendere impossibile aprirlo pena il danneggiamento del suo contenuto.

DIAFRAMMA. Sistema ad iride per la regolazione del passaggio della luce attraverso l'obiettivo. Costituito da più lamelle, può essere automatico o manuale. Gli obiettivi dotati di diaframma automatico lo mantengono sempre alla massima apertura per consentire una migliore luminosità dello schermo di messa a fuoco. Al momento dell'esposizione, le lamelle si chiudono di scatto al valore prefissato e si riaprono subito dopo la chiusura dell'otturatore. La ghiera del diaframma degli obiettivi è fornita di una serie di scatti che mantengono la posizione desiderata. Negli obiettivi più recenti la ghiera del diaframma è stata abolita mentre la regolazione manuale può essere effettuata dal corpo macchina. (Vedi F, f/).

DIAPOSITIVA. Fotogramma trasparente in bianconero o a colori ottenuto con le pellicole grazie ad un procedimento chimico di inversione nel quale l’immagine negativa ottenuta in ripresa viene trasformata in positiva. Osservabile per trasparenza o proiezione.

DIFETTO DI RECIPROCITA'. Una corretta esposizione (H) deriva dalla quantità di luce (E) che raggiunge l'emulsione sensibile di una pellicola per un dato tempo (t) da cui: H=Et. In base a questa relazione si deduce che la pellicola fornisce risultati sempre costanti per un'esposizione eseguita con coppie-tempo diaframma equivalenti. In realtà, non si verifica  soprattutto nel caso di esposizioni estreme: brevissime (oltre 1/10.000 di secondo) o lunghissime (oltre 1 secondo). In effetti, l'emulsione mantiene una sensibilità costante solo entro una certa gamma di tempi di esposizione alla luce, oltre i quali diminuisce. Sebbene questo fenomeno sia più controllato nelle emulsioni di ultima generazione, le case forniscono per le loro le correzioni da apportare all'esposizione per compensare l'errore.

DIFFRAZIONE. Cambiamento della direzione rettilinea dei raggi luminosi quando passano vicini a un bordo opaco come le lamelle del diaframma. Quando quest'ultimo è molto chiuso, il fenomeno trasforma i punti luminosi in “stelline” con tanti raggi quante sono le lamelle del diaframma.

DIFFUSIONE. I raggi di luce che passano attraverso un materiale traslucido vengono suddivisi in tanti piccoli raggi che riducono il contrasto originale ammorbidendo la luce (se il diffusore e applicato davanti ad una sorgente di luce) o dell'immagine se applicato davanti all'obiettivo di ripresa. Questo effetto provoca degli aloni chiari nell'immagine, riducendo il dettaglio delle ombre.

DIFFUSORE. Schermo traslucido o smerigliato, solitamente in materiale plastico o acetato usato per ammorbidire e diffondere una sorgente luminosa artificiale.

DIGITALE. Tipo di segnale, o flusso di dati, le cui informazioni sono  codificate in forma binaria. Il passaggio da un dato digitale ad un altro avviene per gradini e non in modo continuo.

DIGITALIZZAZIONE. Conversione del segnale analogico in forma digitale. Prevede la lettura del segnale analogico nell’unità di tempo, la quantizzazione dei dati ricavati ad ognuno dei quali viene attribuito un valore numerico e la codifica di tale numero in forma binaria. Un'immagine digitale è formata da una griglia di pixel per cui non vi è continuità fra colore e luminosità degli elementi vicini. Ogni punto della griglia ha un suo specifico valore.

DIMENSIONE FILE. Indica la quantità di memoria necessaria per immagazzinare e/o trattare un’immagine digitale. Maggiore è la dimensione del file, più spazio serve per immagazzinarla e più tempo richiede per l’elaborazione.

DIN (Deutsche Industrie Normen)
. Standard tedesco, usato in passato Europa per indicare la sensibilità delle pellicole. Un incremento di 3 DIN indica una sensibilità doppia. Lo standard stato sostituito dalle norme ISO che combinano l'indice ISO con l'indice ASA statunitense.

DIOTTRIA. Valore reciproco di un metro. Il potere diottrico di una lente è dato dalla sua lunghezza focale divisa per un metro. Una lente di 200mm di focale ha un potere di 5 diottrie (1000:200 = 5).

DISCO FISSO. Vedi hard disk.

DISPLAY. Termine inglese con il quale si indica lo schermo a cristalli liquidi presente sulle fotocamere reflex autofocus e digitali dove appaiono i parametri sui quali è impostato l’apparecchio: tempo, diaframma, sensibilità Iso, correzione esposizione, contapose, ecc. Viene anche utilizzato per indicare lo schermo a colori a cristalli liquidi da 2 o 3 pollici presente sulle fotocamere digitali per l’inquadratura ed il replay e per la visualizzazione del menu.

DISPERSIONE. Nel passaggio dall'aria al vetro la luce subisce un rallentamento diverso a seconda delle diverse lunghezze d'onda delle radiazioni che la compongono. Questo rallentamento provoca una deviazione che è maggiore per le radiazioni corte (blu) e minore per quelle lunghe (rosso). La dispersione è il fenomeno per cui la luce bianca, passando attraverso un prisma, si disperde nei vari colori. La dispersione risulta più o meno ampia a seconda della composizione del vetro. (Vedi Indice di rifrazione)

DISSOLVENZA. Termine del gergo cinematografico per indicare l'effetto con il quale l'inizio o la fine di una scena vengono evidenziate da un passaggio dal buio alla luce (dissolvenza in apertura) o dalla luce al buio (dissolvenza in chiusura). La dissolvenza è incrociata quando il passaggio da una scena alla successiva è ottenuto con sovrapposizione delle due dissolvenze.

DISTANZA IPERFOCALE. E' quella che separa l'obiettivo regolato su infinito dal soggetto nitido più vicino. Regolando l'obiettivo su questa distanza la zona nitida si estenderà dalla metà della distanza iperfocale all'infinito.

DISTANZA MINIMA. Si intende la minima distanza possibile di ripresa ci un piano perfettamente a fuoco consentita dall’obiettivo in uso. Si misura a partire dal piano focale della fotocamera.

DISTORSIONE. (Dig.) Funzione dei programmi di fotoelaborazione per cambiare la forma di una intera area selezionata all’interno di un’immagine.

DISTORSIONE. (Ott.) Aberrazione ottica, tipica di alcuni obiettivi. E' a barilotto quando l'immagine di un quadrato e più ingrandita al centro che ai bordi (l'immagine ricorda quella di un piccolo barile). E' a cuscinetto quando un soggetto quadrato, viene riprodotto con un maggiore ingrandimento ai bordi rispetto al centro (l'immagine risultante ricorda la forma di un cuscino). Il difetto e dovuto al fatto che l'immagine formata dai raggi periferici viene riprodotta con un rapporto diverso da quella riprodotta dai raggi che passano per l'asse ottico dell’obiettivo. E' tipica degli obiettivi più economici e degli zoom.

DITHERING. Procedimento per far apparire più uniformi le immagini digitali grazie all'inserimento di pixel di vari colori ed aumentare cosi la percezione apparente delle sfumature cromatiche.  E’ usato nella creazione di immagini per il Web e nella stampa a getto d’inchiostro in cui le tonalità di colore intermedie sono prodotte dalla miscela di una serie più limitata di tinte. Un retino di pixel neri e bianchi alternati, ad esempio, produce una sfumatura grigia. Il dithering è molto usato nella conversione di immagini in bianconero a tono continuo in immagini bitmap, dotate quindi di una minore gamma di sfumature tonali. Le immagini dithered tendono ad avere un aspetto granuloso se ingrandite o osservate a breve distanza.

DOMINANTE. Nella fotografia a colori, definisce quella coloritura monocromatica che invade tutta l'immagine a causa di un uso erroneo o intenzionale di filtri colorati o di pellicola non adatta alla temperatura di colore della luce. Una dominante può anche essere determinata da un errato trattamento in fase di sviluppo o dall'uso di una pellicola scaduta.

DOPPIE ESPOSIZIONI. Per la realizzazione di immagini creative o di trucchi fotografici è possibile eseguire intenzionalmente due o più esposizioni sullo stesso fotogramma. Negli apparecchi reflex meccanici si ottiene premendo il pulsantino che sblocca il sistema di avanzamento della pellicola nel momento in cui si ruota la leva di carica. Negli apparecchi a motore spesso è previsto un comando per l'esecuzione automatica di una o più riesposizioni dello stesso fotogramma. Anche diverse fotocamere reflex digitali consentono l’esecuzione di doppie esposizioni.

DORSO. Sportello posteriore degli apparecchi fotografici analogici che consente l'apertura necessaria all'inserimento della pellicola. Il dorso può essere fisso o intercambiabile. In quest'ultimo caso può essere sostituito con altri dorsi speciali, ad esempio con i dorsi datario, di programmazione, o a grande autonomia.

DORSO DIGITALE. Apparecchio contenente sensore e software necessari per  la ripresa digitale applicabile a fotocamere analogiche di medio o grande formato.

DOS. Vedi MS-DOS.

DPI (Dots per inch). Ovvero punti per pollice. Indicano la risoluzione geometrica di una periferica (stampante o scanner), misurando il numero di punti verticali od orizzontali che essa è in grado di risolvere in entrata e in uscita. Ovvero la risoluzione massima delle stampanti e cioè il massimo numero di dot (punti immagine) che è possibile stampare per ogni inch (1 inch = 2,54cm) di pagina.

DOT PITCH. Letteralmente “passo dei punti”, si usa per valutare la nitidezza dei monitor CRT per i computer misurando la distanza fra i singoli punti che formano l’immagine sullo schermo. Più basso il valore, più alta è la definizione. Quasi tutti gli schermi hanno valori tra 0,22mm e 0,28mm. Su un monitor molto grande un valore maggiore (intorno a 0,30mm) fornirà ugualmente un’immagine piacevolmente nitida. Vedi anche monitor CRT.

DSC (Digital Still Camera). Fotocamera digitale per immagini fisse, abbreviazione impiegata nelle tabelle dei sondaggi di mercato o nelle statistiche.

D-SRL (Digital Single Lens Reflex, fotocamera reflex monobiettivo digitale). Acronimo usato nel gergo fotografico anglosassone.

DUOTONE. Metodo di stampa tipografica che utilizza due tipi di inchiostro (nero e grigio) per ottenere la migliore riproduzione dei toni di una fotografia in bianconero nei libri di pregio. Nella stampa digitale il modo Duotone viene usato per creare un’immagine da stampare con due inchiostri, di solito il nero ed un colore non CMYK. Può anche essere usato per aggiungere un effetto viraggio ad una fotografia in bianconero.

DYE TRANSFER. Complessa ed ormai desueta tecnica di stampa a colori sottrattiva che consente di ottenere ingrandimenti di elevatissima qualità. Consiste nell'applicare a registro, uno sull’altro, tre sottili pellicole nei tre colori primari esposte successivamente con adeguata filtratura per la separazione dei colori di una diapositiva. Tecnica molto costosa offerta ancora da selezionatissimi laboratori in Europa.







E

EFFETTO BORDO. Si manifesta con un contorno bianco sui confini più evidenti della fotografia quando l’effetto del filtro nitidezza è eccessivo.

EFFETTO CALLIER. I raggi di luce che attraversano le zone trasparenti del negativo vengono riflessi dalle zone più dense o diffusi fra i granuli d'argento in modo che l'assorbimento di luce è maggiore di quanto non dovrebbe essere. L'effetto Callier spiega l'aumento di contrasto nell'ingrandimento di negativi con zone molto dense con l'impiego di ingranditori a condensatore. Si attenua usando ingranditori a luce diffusa.

ELABORAZIONE DELLE IMMAGINI. Insieme delle tecniche usate per modificare il valore dei pixel che compongono l'immagine digitale al fine di correggerne o alterarne il contrasto, la luminosità, cambiarne le dimensioni, la forma o il dettaglio.

ELICOIDE. I gruppi ottici di un obiettivo vengono montati all'interno di un tubo di ottone o plastica detto elicoide. Questo è caratterizzato da scanalature o guide con andamento elicoidale utili allo spostamento avanti indietro dei gruppi ai fini della messa a fuoco o della variazione focale nel caso degli obiettivi zoom.

EMOLLIENTE. Detergente utilizzato in minima quantità per abbassare la tensione superficiale dell'acqua. Serve anche a coadiuvare l'azione di soluzioni basiche e per facilitare l'asciugatura uniforme delle pellicole in modo che sulla superficie non restino residui calcarei. E' anche detto imbibente.

EMULSIONE. Insieme di sali d'argento sensibili alla luce sospesi uniformemente in gelatina animale. L'emulsione viene stesa ancora liquida sul supporto (base) della pellicola con speciali macchine dette “di stesa”.

EPSF (Encapsulated PostScript Format). Formato file largamente usato nelle applicazioni di editoria elettronica. Oltre ai dati, contiene dei comandi addizionali PostScript che incapsulano i dati e li rendono gestibili in altri tipi di documento.

ESPOSIMETRO. Strumento per la misurazione dell'intensità luminosa capace di fornire i valori di tempo di esposizione e di diaframma per ottenere per una data sensibilità un negativo o file perfettamente esposto. I limiti della capacità di effettuare misurazioni attendibili da parte dell'esposimetro vengono indicati in valori luce (EV) o candele per metro quadro (cdm2, unità di misura della luminanza). Tanto più estesa è la gamma, tanto maggiore e la capacità dello strumento di misurare nelle basse come nelle alte luci. L'esposimetro utilizza un elemento sensibile alla luce che produce una corrente elettrica o una resistenza direttamente proporzionale all'intensità luminosa che lo colpisce. Il selenio, elemento principe negli anni Cinquanta, colpito dalla luce produce una modestissima corrente elettrica che, opportunamente amplificata, fa muovere l'ago di un galvanometro su una scala. Al contrario, il solfuro di cadmio (CdS), cosi come il fosfo-arseniuro di gallio o il silicio, producono una resistenza in un circuito elettrico alimentato da una pila. Il silicio (filtrato blu per ridurre la sua sensibilità al rosso) è l'elemento più utilizzato negli strumenti attuali. Due i metodi di misurazione: a luce incidente o a luce riflessa. Con il primo metodo si misura nei pressi del soggetto la quantità della luce che lo illumina (illuminamento), con il secondo si misura da una certa distanza la quantità di luce che esso riflette (luminanza). Il primo sistema consente di utilizzare la lettura senza necessità di correggere l'esposizione in presenza di toni molto più chiari o molto più scuri del tono medio (grigio 18%) per il quale sono tarati gli esposimetri. Con il secondo la misurazione della luce tiene conto della capacità del soggetto di riflettere la luce, ma fornisce indicazioni precise solo se questo e di tono medio (grigio 18%). L’esposimetro incorporato nelle fotocamere misura la luce riflessa. Gli esposimetri separati sono strumenti che possono di solito utilizzare entrambi i metodi. (Vedi Cartoncino 18%)

ESPOSIMETRO SPOT. Particolare tipo di esposimetro separato dotato di impugnatura a pistola in grado di effettuare una misurazione selettiva della scena. Di solito la lettura avviene su un angolo limitato a 1 - 2 gradi.

ESPOSIMETRO TTL. Negli apparecchi reflex l'esposimetro incorporato misura la luce in modo TTL (Through The Lens, attraverso l'obiettivo) per cui la cellula viene colpita dalla luce che passa per l'obiettivo di ripresa. In alcuni modelli analogici la cellula misura la luce che cade sul piano pellicola o che viene riflessa da uno specchio secondario. In questo modo (misurazione direct) l'esposimetro può effettuare la misurazione nel momento stesso dell'apertura dell’otturatore, ciò che è indispensabile per il controllo dell'esposizione usando flash dedicati (flash TTL). Gli esposimetri TTL adottano diversi sistemi per la misura dell'esposizione per la scena inquadrata. La "media" fornisce al fotografo la media delle luminanze della scena inquadrata, ma ciò può portare ad esposizioni errate in caso di scene particolarmente contrastate. La misurazione a "preferenza centrale", fornisce un dato ponderato per il 60-80% sulla zona centrale dell'inquadratura. Consente una misurazione più selettiva e quindi più precisa della precedente. La misurazione "spot" consente al fotografo di misurare con estrema precisione e selettività punti nella scena inquadrata, circa 2-3%. Infine, la misurazione a "settori" adottata da tutti gli apparecchi più recenti, si basa sull'analisi fatta dall'esposimetro fra punti diversi dell'inquadratura (da 8 a 48 e più), in base ad un algoritmo prestabilito.

ESPOSIZIONE, TEMPO DI. Durata necessaria perchè la pellicola o il sensore delle fotocamere digitali ricevano la quantità minima e sufficiente a riprodurre correttamente la gamma tonale. Dipende dalla sensibilità Iso adottata e dall'intensità della luce. ln manuale, il controllo della quantità di luce avviene attraverso l'uso dell'otturatore e dell'apertura del diaframma. Se la quantità di luce è eccessiva si ottiene una sovraesposizione, se e troppo poca una sottoesposizione.

ESPOSIZIONE AUTOMATICA. Esistono diversi modi di esposizione automatica. Nelle fotocamere reflex è possibile scegliere tra: esposizione automatica a priorità dei diaframmi ed esposizione automatica a priorità dei tempi. Nel primo caso è possibile impostare un dato valore di diaframma sull’obiettivo e lasciare all’esposimetro incorporato nella fotocamera il compito di calcolare l’appropriato tempo d’otturazione grazie agli otturatori a controllo elettronico dei tempi. Nel secondo, il sistema della fotocamera imposta automaticamente il valore di diaframma appropriato in funzione del tempo si esposizione scelto. E’ disponibile anche il modo programmato generico che regola il tempo ed il diaframma in base a parametri di fabbrica e modi dedicati al tipo di ripresa (ritratto, azione, paesaggi, notturni, flash, ecc.). Nelle fotocamere compatte analogiche e digitali l'automatismo di esposizione è in genere programmato, in quelle più avanzate sono disponibili funzioni dedicate.

ESPOSIZIONE, CORREZIONE DELLA. Poiché tutti gli esposimetri sono tarati per offrire la perfetta esposizione del tono medio occorre eseguire una correzione quando la cellula misuri direttamente un soggetto molto chiaro o molto scuro. Nel primo caso occorre aumentare l’esposizione, nel secondo ridurla. In caso contrario, sia il soggetto molto chiaro che quello scuro verrebbero riprodotti in tono medio. Sulle fotocamere reflex è possibile impostare una correzione fissa per la serie di scatti che la richiedono.

ESPOSIZIONE EQUIVALENTE. Vedi EV.

ESPOSIZIONI MULTIPLE. Vedi doppie esposizioni.

ETHERNET. Protocollo di connessione via cavo tra computer locali e periferiche per consentire uno scambio rapido di dati e la condivisione dei programmi attraverso una rete.

EV (Equivalent Value, Valore Luce Equivalente). Al raddoppio dell'intensità luminosa il valore incrementa di una unità. I valori luce rappresentano un puro riferimento quantitativo che si trasforma, grazie ad una tabella, in una serie di coppie tempo-diaframma equivalenti in funzione della sensibilità della pellicola. Il principio fu applicato nei primi anni Cinquanta agli otturatori di tipo centrale con la possibilità di accoppiamento meccanico della ghiera dei diaframmi a quella dell'otturatore im modo che all’aumento dell’apertura di diaframma corrispondesse una riduzione del tempo di otturazione. Bloccando le due ghiere su un dato valore luce, era quindi possibile scegliere la coppia tempo-diaframma preferibile, ferma restando l'equivalente esposizione: 1/15 di sec a f/5,6 è equivalente a 1/125 a f/2. Gli EV, sono tutt’ora forniti dagli esposimetri separati e si rivelano pratici nella valutazione delle diverse luminanze di una scena. Gli EV vengono anche utilizzati dai fabbricanti come unità di misura per indicare la gamma di sensibilità degli esposimetri ed i limiti di impiego dei sistemi autofocus.







F

F, f/. Questo simbolo, preferibilmente il secondo f/, indica il valore delle aperture del diaframma di un obiettivo. Per calcolare la luminosità di una lente si divide la sua lunghezza focale per il diametro. Una lente da 50mm di focale e del diametro di 25mm ha un'apertura relativa 2 che in gergo si chiama luminosità e si esprime con f/2 o F2, dove f/ o F rappresentano la focale. Questo valore che è costante in tutti gli obiettivi, consente di conoscere la quantità di luce che passa attraverso l'obiettivo nell'unità di tempo. I valori numerici attribuiti alle aperture di diaframma derivano dal fatto che moltiplicando il diametro per la radice quadrata di 2 (1,4142), l'area del cerchio raddoppia. Così, i valori f/ sono il risultato del prodotto delle successive moltiplicazioni di 1,0 per 1,4142 . Ad esempio: 1,0x1,4142=1,4142 o f/1,4;.1,4142x1,4142=2 o f/2; 2x1,4142=2,828 o f/2,8; ecc. In pratica, l'area del diaframma (e quindi la quantità di luce) varia di un fattore 2 ad ogni stop. Cio significa che aprendo o chiudendo il diaframma di un valore, l'esposizione aumenta o si riduce di 2 volte rispettivamente; variandolo di 3 stop, invece, l'esposizione aumenta o si riduce di 8 volte. E cosi via. I valori f/ sono riportati sulla ghiera dei diaframmi degli obiettivi. Il valore più piccolo indica la luminosità massima dell'obiettivo. Un obiettivo 50mm per una fotocamera reflex ha una luminosità massima di f/1,4 o f/1,8 ed una minima di f/16 o f/22. Gli obiettivi per le fotocamere di medio o grande formato sono meno luminosi e raggiungono chiusure di diaframma minime di f/32 o f/45. In molti zoom economici la luminosità varia all'aumento della focale in quanto l'apertura relativa diminuisce all’aumento della focale. Solo alcuni modelli costruiti con una particolare disposizione dei gruppi ottici mantengono costante la luminosità per tutta la gamma delle focali.

FAHRENHEIT, °F. Grado della scala delle temperature in uso solo negli Stati Uniti presenta il vantaggio di suddividere i gradi con maggiori intervalli rispetto alla scala Celsius in centigradi. Si basa su un punto di congelamento dell’acqua a 32°F e di ebollizione a 221°F. Il nome della scala è quello dello scienziato tedesco che la creò. Una formula approssimativa per trasformare i gradi Fahrenheit in Celsius è: C=F-32/2.

FATTORE FILTRO. A seconda del colore e della densità, i filtri assorbono un certo quantitativo di luce. Per compensare la perdita di luminosità occorre aumentare l'esposizione in base al fattore filtro. Se questo e 2X occorre raddoppiare il tempo di esposizione o aprire il diaframma si uno stop. Usando una fotocamera dotata di esposimetro TTL, non bisogna tener conto del fattore filtro in quanto il suo assorbimento viene automaticamente considerato.

FEATHER. Sfocatura dei bordi di un’area selezionata.

FILE. Un programma, un documento, un'utilità: in pratica qualunque elemento non possa essere descritto come hardware all'interno di un computer. Un file può contenere un messaggio, un'immagine o un programma di elaborazione.

FILL-IN. Vedi Flash di schiarita.

FILTRI (Fot.). I filtri fotografici sono degli elementi in vetro o altro materiale otticamente trasparente, che si applicano agli obiettivi di una fotocamera (o tramite adattatori) per correggere la qualità della luce nella fotografia in bianconero (filtri di contrasto) o a colori (filtri di correzione, conversione) o ridurne l’intensità. L’uso dei filtri nella ripresa digitale può essere emulato al computer o in fase di ripresa sempre via software con le fotocamere che lo consentono.

FILTRI (Dig.). Talvolta chiamati Effetti, sono funzioni matematiche applicate ad un’immagine per fornire un effetto specifico, come sfocatura, distorsione, contrasto, bassorilievo o altri di tipo artistico.Si tratta di un'utilità software per modificare un'immagine, cambiando il valore di certi pixel, e creare effetti speciali.

FILTRI CREATIVI. In esecuzioni diversissime consentono di creare effetti speciali in ripresa senza difficoltà. Si possono ottenere immagini multiple, ripetute, parzialmente sfocate, colorate, parzialmente colorate, effetti nebbia o arcobaleno, ecc. Il risultato non è sempre eccezionale.

FILTRI DI COMPENSAZIONE. Identificati dalla sigla CC, permettono una precisa, ma limitata correzione del colore sulla banda del rosso, del blu e del verde lavorando con pellicole per diapositive. Offerti in 6 colori (3 additivi e 3 sottrattivi) con varie densità, sono utili nel caso di riprese con fonti di illuminazione non perfettamente compatibili con la taratura delle pellicole.

FILTRI DI CONTRASTO. Tutte le pellicole bianconero ortocromatiche o pancromatiche (ma lo erano di più in passato) sono esageratamente sensibili al blu. L'uso di un filtro giallo ad esempio, riducendo la sensibilità al blu consente alle nuvole bianche di risaltare sul cielo. I filtri arancione, rosso e verde funzionano da barriera più o meno intensa per i colori diversi da quello del filtro impiegato, mentre lasciano passare totalmente il proprio colore, col risultato che esso risultera con un tono di grigio più chiaro.

FILTRI DI CONVERSIONE. Consentono l'impiego di una pellicola per diapositive a colori per luce diurna in luce artificiale (e viceversa) senza il rischio di ottenere dominanti. Nel primo caso si utilizza la serie 80 color ambra, fotografando con pellicola per luce artificiale in luce diurna occorrera servirsi di un filtro della serie 85 blu.

FILTRI DI CORREZIONE. Consentono una correzione cromatica più fine di quella del filtri di conversione. Disponibili nelle serie 81 e 82 in tre gradazioni, consentono di raggiungere la temperatura di colore ideale. Per il miglior uso occorre servirsi di un termocolorimetro.

FILTRI DI SFOCATURA (Dig.) Serie di filtri concepita per sfocare un’immagine o la selezione di un’immagine. Include numerosi filtri, ma quelli denominati Controllo Sfocatura (per sfocature di tipo generale) ed Effetto Movimento  (per creare effetti di moto) tendono ad essere i più utilizzati.

FILTRO DICROICO. E' il filtro, ottenuto per condensazione di vapori su una superficie trasparente (vetro o gelatina), che riflette le porzioni non desiderate dello spettro.

FILTRI IN GELATINA. Forniti in formato (ad esempio 10x10cm) per essere usati con adattatori esistono in diversissime versioni e colori, molte di più di quelle disponibili per i filtri in vetro. Perfettamente tarati, sono abbastanza robusti e durano a lungo solo se manipolati con attenzione ed impiegati negli appositi portafiltro. Sono forniti anche in fogli di grande dimensioni da posizionare su lampade o flash da studio.

FILTRI NEUTRI. Di colore grigio, assorbono in modo identico tutti i colori dello spettro permettendo di ridurre la quantità di luce che raggiunge la pellicola. Possono essere usati sia con pellicola bianconero che a colori.

FILTRO POLARIZZATORE. Consente la riduzione dei riflessi dalle superfici lucide escluso il metallo. Di color grigio neutro può essere usato con pellicola a colori e con le fotocamere digitali. In questo caso, consente anche di saturare i colori che assumono un aspetto più intenso. L'effetto maggiore di polarizzazione si ottiene quando la sorgente luminosa si trova a 90 rispetto all'asse ottico e può essere controllato nel mirino ruotando il filtro sul proprio asse tramite la ghiera posta sulla sua montatura. Per evitare interferenze con i sistemi autofocus, il filtro polarizzatore deve essere di tipo "circolare".

FILTRO SKYLIGHT. Di colore leggermente rosato, taglia le radiazioni ultraviolette, ma è soprattutto utile fotografando a colori per eliminare la colorazione azzurrina delle riprese in ombra o sotto il fogliame. In pieno sole, però, rende più rosso e sgradevole il tono pelle. Non è quindi adatto come filtro di protezione anti graffi o polvere da tenere fisso sull'obiettivo.

FILTRO UV. Assorbe le radiazioni UV (inferiori a 400nm) presenti in alta montagna o al mare che favoriscono la perdita di dettaglio a grande distanza. Inoltre, producono una dominante azzurrina con le pellicole a colori, sovraespongono il cielo con il bianconero rendendo meno distinte le nuvole. Essendo incolore e ideale per proteggere la lente anteriore degli obiettivi.

FINESTRA DI DIALOGO. Una finestra interattiva che si apre in un programma di fotoelaborazione quando si attivano determinati strumenti. L’utente può a quel punto regolare l’effetto dello strumento tramite la finestra stessa.

FIREWIRE. Tipo di trasferimento di dati ad alta velocità tra periferiche (schede di memoria o hard disk esterni) ed il computer. E’ chiamata anche IEEE 1394 e iLink.

FIRMWARE. E’ il software residente a bordo di una apparecchiatura fotografica, fotocamera, sistema di memoria o stampante che consente di svolgere una serie di funzioni tramite i menu di gestione. In diversi casi è possibile aggiornarlo per aumentare le possibilità dell’apparecchio oppure eliminare difetti che si manifestano nel corso della vita dello stesso.

FISHEYE. Vedi Obiettivo fisheye.

FISSAGGIO. Soluzione chimica che trasforma i sali d'argento non sviluppati in sali solubili. Viene utilizzato dopo lo sviluppo e prima del lavaggio finale di pellicole e carte. La funzione del fissaggio e quella di rimuovere dalla pellicola i sali d'argento ancora sensibili alla luce, per rendere perenne l'immagine d'argento sviluppata. La formulazione al tiosolfato di ammonio dei cosiddetti “fissaggi rapidi”, consente di abbreviare notevolmente i tempi del trattamento.

FLARE. Vedi luce parassita.

FLASH A LUNGO PICCO. Flash elettronico che utilizza il principio dello stroboscopio per fornire un lampo più lungo del normale. Questa emissione luminosa a impulsi (ma continua per l'occhio umano) consente di poter utilizzare efficacemente un otturatore a tendina anche con i tempi più brevi, ma con una potenza molto ridotta.

FLASH ANULARE. Flash elettronico caratterizzato da una lampada di forma circolare, da montare sull'obiettivo della fotocamera. L'effetto fondamentale di questo flash e quello di fornire immagini prive di ombre. Particolarmente indicato per la macrofotografia.

FLASH DEDICATO. Flash integrato totalmente con l'elettronica della fotocamera. Seleziona il tempo di otturazione dell'apparecchio, emette la giusta quantità di luce in base al diaframma prescelto, determina la distanza a cui si trova un soggetto, provvede al fill-in automatico, ecc. I più complessi consentono anche la sincronizzazione a scelta sulla prima o la seconda tendina.

FLASH DI SCHIARITA. E' una tecnica che consiste nell'illuminare con il flash un soggetto in piena luce diurna allo scopo si schiarire le ombre e finalizzata a ridurre il contrasto.

FLASH ELETTRONICO. L'evoluzione tecnica ha portato nel tempo moltissimi perfezionamenti, ma alla base del flash elettronico restano sempre: una fonte di energia elettrica (pila o batteria), un condensatore, un circuito di innesco e la lampada riempita di gas che produce il lampo con la scarica tra due elettrodi. La durata del lampo di un flash varia da 1/800 a 1/40.000 di secondo. Per l'uso con le fotocamere dotate di otturatore a tendina occorre impostare il tempo di sincronizzazione della fotocamera. La potenza, calcolata in joule ed espressa anche attraverso il numero guida (NG), varia enormemente a seconda dei modelli.

FLASH INDIRETTO. Tecnica di illuminazione con la quale la torcia del flash invece di essere rivolta direttamente sul soggetto viene rivolta verso il soffitto di una stanza o contro un pannello riflettente o parete per ottenere una luce più diffusa e morbida. Con questa tecnica occorre ricalcolare i valori di esposizione.

FLASH MEMORY. Scheda di memoria a stato solido, nel senso che non ci sono parti che si muovono (è l’elettronica che svolge il lavoro e non la meccanica). Disponibile in vari formati: la CompactFlash (CF) e la Secure Digital (SD) sono le versioni più utilizzate. Meno diffuse le Memory Stick, xD-Picture Card e SmartMedia. Queste schede hanno diversi vantaggi: sono leggere, non fanno rumore, sono affidabili, e salvano le immagini velocemente, non subiscono effetti dal passaggio ai raggi-X. La capacità è in costante aumento e si calcola in MegaByte o GigaByte.

FLASH TTL. Si intende con questa terminologia la funzione di alcuni apparecchi fotografici di consentire il controllo automatico dell'esposizione con il flash dedicato grazie al circuito esposimetrico che misura la quantità di luce che passa effettivamente attraverso l'obiettivo al momento dello scatto.

FLIP. Inversione di un’area selezionata dell’immagine, o dall’alto al basso (verticalmente) o da sinistra a destra (orizzontalmente).

FLOPPY DISK. E’ il nome dato comunemente ai primi dischi rimovibili per computer per registrare dati. Il floppy da 3,5" è stato usato fino agli anni Novanta con una capacità massima di 1,4Mb resa del tutto insufficiente dai file contenenti immagini.

FLUORESCENZA. Luce visibile emessa da alcune sostanze quando vengono eccitate dalle radiazioni ultraviolette emesse da una lampada di Wood (luce nera).

FLUORITE. Sostanza utilizzata nella produzione di vetro ottico a base di fluoruro di calcio. E' caratterizzata da un bassissimo indice di rifrazione e da una bassa dispersione. Si presta quindi assai bene alla costruzione di lenti per obiettivi con una ottima correzione delle aberrazioni cromatiche. Le lenti alla fluorite sono utilizzate soprattutto nei teleobiettivi luminosi. Di recente si è riusciti ad abbassare gli alti costi della produzione e di lavorazione utilizzando non fluorite pura, ma vetro ottico (detto fluoro-crown) che offre prestazioni simili utilizzando un modesto quantitativo di fluorite.

FLUSSO DI LAVORO. Una procedura (workflow) personalizzata da seguire quando si caricano, quando si fanno copie di sicurezza, si ritoccano e si archiviano le immagini. Nasce per processare in sicurezza ed efficientemente i file digitali.

FOCALE. Esprime in millimetri la lunghezza focale di una lente e quindi di un obiettivo.

FOOTCANDLE. Unità di misura statunitense dell'illuminamento. Pari ad un lumen per piede quadrato, equivale a 10,764 lux.

FORMATO (Fot.). Indica la dimensione del fotogramma fornito da una certa fotocamera e, di conseguenza, il tipo di pellicola adatto. Il formato 135, che produce fotogrammi 24x36mm, è il più diffuso ed usa pellicola perforata da 35mm. Il formato APS o IX240, usa pellicola da 24mm con un fotogramma di 16,7x30,2mm. Il formato 120 in rullo è utilizzato agli apparecchi medio formato che forniscono un fotogrammi da 4,5x6cm, 6x6cm, 6x7cm, 6x9cm, ecc. Il formato perforato 70mm è d'uso professionale e richiede speciali magazzini. I formati di pellicola piana vanno invece dallo standard 4x5 pollici, al 13x18cm, al 8x10 pollici (20x25cm).

FORMATO FILE. La “lingua” in cui l’immagine digitale viene scritta su disco o altro supporto. Dice ad un programma come dovrebbe gestire i dati nel file per mostrarli correttamente. La scelta del corretto formato è importante per garantire la compatibilità fra programmi diversi. Esempi di formati file sono: Jpeg,TIFF, EPS, PICT. E’ detto formato file originale quello del file associato ad un programma specifico (come un particolare tipo di programma di fotoelaborazione) e che spesso è ottimizzato per questo programma.

FORMATTAZIONE. Preparazione di un disco per l'uso da parte dell'hardware e del sistema operativo; operazione denominata anche inizializzazione. Quando un computer inizializza un disco, ne cancella in modo completo e irreversibile le informazioni in esso eventualmente contenute.

FOTOCAMERA A CORPI MOBILI. Apparecchio di grande formato (dal 4x5 pollici in su) con messa a fuoco su un vetro smerigliato posto sul piano focale, detto anche a banco ottico. Al momento dello scatto, un contenitore con la pellicola (chassis) prende il posto del vetro smerigliato. E' così denominata per la particolarità di poter basculare e decentrare sia la standarta anteriore (piastra portaobiettivo) che quella posteriore (piano focale).

FOTOCAMERA ANFIBIA. Questo tipo di apparecchio può essere usato sia a terra che in immersione entro i limiti indicati dal fabbricante. I modelli più semplici sono in grado di giungere a tre o quattro metri, quelli professionali fino a 50m. La più famosa anfibia è stata la Nikonos ad obiettivi intercambiabili.

FOTOCAMERA AUTOMATICA. Si intende l'apparecchio che, munito di un esposimetro incorporato collegato ad un sistema di controllo elettro-meccanico o elettronico, è in grado di regolare automaticamente il tempo e/o il diaframma in funzione della sensibilità della pellicola e del livello di illuminazione.

FOTOCAMERA COMPATTA. Termine usato per indicare apparecchi fotografici analogici e digitali con obiettivo non intercambiabile a focale fissa o zoom di dimensioni ridotte.

FOTOCAMERA DIGITALE. La cattura dell’immagine, nelle fotocamere digitali, avviene mediante un sensore elettronico che la registra in formato file su schede di memoria o altro supporto adatto.

FOTOCAMERA FOLDING. Di grande formato, ma con movimenti più limitati rispetto ad un modello a corpi mobili, può essere piegata su se stessa per rendere più facile il suo trasporto sul luogo di ripresa. Molti modelli sono prodotti in legno.

FOTOCAMERA IMPERMEABILE. Alcuni apparecchi fotografici in particolare di tipo compatto sono fabbricati in versione ogni tempo (waterproof) per proteggere l'interno da schizzi d'acqua, umidità, polvere o sabbia. Questi apparecchi, tuttavia, non possono essere utilizzati sotto la superficie dell'acqua in quanto non sono adatti a sopportare alcuna pressione.

FOTOCAMERA MANUALE. Alcune fotocamere del passato, anche se dotate di esposimetro incorporato, richiedono l'impostazione manuale del tempo e del diaframma. Molti apparecchi automatici, tuttavia, consentono anche l'uso in manuale.

FOTOCAMERA PANORAMA. Si distinguono due tipi di apparecchi: il tipo panorama che sfrutta un obiettivo ultra-grandangolare per sviluppare un fotogramma fortemente rettangolare (6x12cm o 6x17cm) oppure il tipo panoramico che adotta un obiettivo rotante. Negli apparecchi fotografici panoramici viene utilizzato un obiettivo rotante mentre il piano focale e curvo per mantenere costante il fuoco. L'esposizione avviene per scansione attraverso una fessura o combinando l'ampiezza della fessura con la velocita di rotazione. In entrambi i casi non vi sono distorsioni apparenti fintanto che l'apparecchio e parallelo alla linea dell'orizzonte (a bolla).

FOTOCAMERA PRESS. Apparecchio tipico del fotoreporter fino agli anni Cinquanta. Formato 4x5 pollici, pieghevole.

FOTOCAMERA REFLEX. Il sistema di visione reflex della camera oscura dei pittori di fine Quattrocento, fu adottato anche per la fotografia. A fine dell'Ottocento, furono molti gli apparecchi fotografici ad adottare un mirino con visione reflex. La Graflex nel 1902 fu il primo apparecchio reflex monobiettivo di grande formato. Molti apparecchi "biottica" seguirono utilizzando due obiettivi identici per l'inquadratura (che serviva anche per la messa a fuoco) e la ripresa. Nel 1936 la Exakta presentò il primo apparecchio reflex monobiettivo per il formato 35mm per il quale lo stesso obiettivo di ripresa serve per inquadratura, messa a fuoco e ripresa. Il sistema ebbe successo solo trent'anni più tardi con la produzione giapponese.

FOTOGRAFIA IMMEDIATA. Sistema inventato da Edwin Land fondatore della Polaroid per ottenere stampe immediate dopo lo scatto, fu lanciato nel 1947. Le pellicole a sviluppo immediato (instant) prodotte da Polaroid e poi da Fuji consentono di ottenere un'immagine positiva in pochi minuti senza bisogno di camera oscura. L'immagine positiva si forma per trasferimento grazie all'azione di reagenti contenuti in un guscio integrato in ciascun film. I reagenti vengono sparsi uniformemente su tutta la superficie da due rulli al momento dell'uscita dalla fotocamera. La Kodak entrò nel settore nel 1976, ma ne uscì dopo aver perso una lunga causa intentata da Polaroid per violazione di brevetti.

FOTOGRAFIA STROBOSCOPICA. Fin dalle origini i fotografi hanno cercato di analizzare il movimento attraverso l'immagine fissa. I primi esperimenti di Eadweard Muybridge furono realizzati sfruttando serie di apparecchi fotografici che scattavano una immagine del soggetto in movimento in rapida successione. Con l'invenzione del flash elettronico e stato possibile studiare il movimento sfruttando un solo fotogramma. Con la tecnica dell'open flash e l'uso di un flash stroboscopico, che emette una serie di lampi a determinati brevissimi intervalli di tempo, e possibile registrare l'evoluzione del movimento ottenendo un effetto stroboscopico.

FOTOGRAMMA. Immagine appartenente ad un'intera pellicola. E' detto fotogramma anche l'immagine creativa ottenuta ponendo direttamente uno o più oggetti sulla carta da stampa e la sorgente luminosa, famosi i fotogrammi di Man Ray. L'immagine rappresenterà le ombre o le trasparenze dei vari oggetti utilizzati.

FOTOLABORATORIO. Fornisce servizi di sviluppo e stampa professionale ed amatoriale. Conversione e stampa da file digitali, scansioni, elaborazioni, album, ecc.

FOTOMETRO. Misuratore del livello di illuminazione, dizione originale per esposimetro.

FOTOMICROGRAFIA. Ripresa fotografica scientifica con l'utilizzo di microscopi ad alto ingrandimento.

FOVEON. Sensore messo a punto dalla omonima ditta statunitense che emula, nel principio di funzionamento, una pellicola a colori. In pratica, il Foveon X3, questa la sigla completa del sensore, è un CMos a tre strati ognuno dei quali sensibile ad un colore. L’immagine prodotta da questo sensore è caratterizzata da un’elevata nitidezza.

FRAME GRABBER. Componente hardware che cattura il segnale analogico video di un dispositivo riproduttore quale un videoregistratore e lo digitalizza trasferendolo in un computer.

FUOCO INTERNO. Alcuni obiettivi, specialmente di lunga focale, sono dotati di un sistema di messa a fuoco che sfrutta lo spostamento dei gruppo ottici e non comporta l'allungamento del barilotto. Ne consegue maggior robustezza e una migliore tenuta agli agenti atmosferici.







G

GABBIA DI LUCE. Metodo di illuminazione usato principalmente per soggetti altamente riflettenti. Il soggetto viene circondato da un'ampia struttura rivestita con fogli di carta, o altro materiale chiaro o traslucido, in modo che la luce sia perfettamente diffusa e sul soggetto non appaia il riflesso della fotocamera o delle lampade.

GALVANOMETRO. Strumento di misura della corrente elettrica. E' utilizzato negli esposimetri dotati di ago mobile.

GAMMA (Sens.). Tangente dell'angolo formato tra la base e la porzione rettilinea della curva caratteristica di una pellicola. Un tempo veniva utilizzato come misura del contrasto. Al gamma si preferisce oggi l'indice di contrasto (vedi).

GAMMA (Dig.). L'insieme di tutti i colori che possono essere visualizzati o stampati su un particolare sistema a colori. Per gamma si intende anche il rapporto fra i dati di input di un immagine elettronica e quelli di output che informano il monitor su come visualizzare l'immagine.

GAMMA DINAMICA. Differenza (contrasto) fra i valori più alti e quelli più bassi di un’immagine, ossia fra le alte luci più chiare e le ombre più scure.

GAMUT. Estensione o gamma di colori che possono essere riprodotti o mostrati da un particolare dispositivo (come un monitor o una stampante).

GELATINA. Proteina naturale usata per mantenere i sali d'argento utilizzati nella fabbricazione delle pellicole sotto forma di emulsione. Viene estratta dalla pelle e dalle ossa degli animali. Ha la caratteristica chimica di consentire l'assorbimento e la cessione delle soluzioni chimiche di trattamento.

GIF (Graphics Interchange Format). Formato di file utilizzato per salvare (principalmente) file grafici per il Web. Supporta animazioni e può essere usato per creare animazioni compatte (in termini di ingombro su disco) per siti Web. Il formato GIF utilizza un sistema di compressione e non può gestire più di 256 colori. La risoluzione e il numero dei colori dell’immagine  lo rende inadatto alla visualizzazione di fotografie.

GIGABYTE, GB. Unità di misura dei dati digitali che vale approssimativamente un miliardo di byte (1024 Megabyte). La capacità di immagazzinamento degli hard disk dei computer, delle schede di memoria e dei microdrive delle fotocamere digitali viene spesso indicata usando questa unità di misura.

GOBO. Si tratta un pannello o una maschera ritagliata che serve per intercettare parte della luce che raggiunge il soggetto o per proiettare sul soggetto o sullo sfondo un effetto di luce concentrata particolare.

GOST (Gosudarstvenny Standart). Misura utilizzata in passato per indicare la sensibilità delle pellicole prodotte nella ex-Urss. Simile all'indice aritmetico ASA.

GRADAZIONE. Indicazione numerica da 0 a 5 per identificare il grado di contrasto delle carte da stampa. Più alto il numero, maggiore e il contrasto. Gli stessi numeri vengono usati per identificare i filtri da utilizzare con le carte a contrasto variabile. Si considera morbida una carta che offra una ampia gamma di toni grigi tra il bianco ed il nero, si considera dura quella che presenti pochi passaggi tonali dal bianco al nero. La gradazione di un'immagine deriva dal tipo di emulsione della pellicola o della carta da ingrandimento, ma può anche dipendere dal tipo di trattamento.

GRADIENTE. Due o più colori mescolati temporaneamente.

GRADI KELVIN. Vedi Temperatura assoluta.

GRANA. Osservando un'immagine negativa al microscopio o un forte ingrandimento si possono notare i piccoli ammassi di argento metallico che formano l'immagine dopo lo sviluppo. Questi ammassi prendono il nome di grana.

GRANDE FORMATO. Termine generico per indicare le fotocamere a corpi mobili o che comunque utilizzano pellicola di formato superiore al 6x9cm.

GRANULARITA'. Quantificazione oggettiva del concetto di grana. Indica la mancanza di uniformità della densità di un'emulsione fotografica ovvero lo spostamento dei valori di densità rispetto ad uno standard. Questo dato viene espresso dai fabbricanti in termini di granularita RMS diffusa. Più alto è il valore, maggiore è la grossezza della grana. Un valore 8 e tipico per una pellicola 100 Iso.

GRANULOSITA'. Impressione soggettiva della grana che appare in un'immagine fotografica. Essa dipende dalla distanza di osservazione, dalle condizioni di visione e dal visus dell'osservatore.

GRIGIO MEDIO. Tonalità standard di grigio neutro che riflette il 18 per cento della luce che lo colpisce senza dominanti o sfumature cromatiche. E' il valore tonale sul quale sono tarati gli esposimetri e per il quale essi propongono la migliore coppia tempo/diaframma.

GUI (Graphical User Interface). Interfaccia utente grafica, che presenta le funzioni del computer con delle icone. Tipica dei sistemi Macintosh e del sistema operativo Microsoft Windows.







H

HARD DISK. Nome del disco di grande capacità, interno o esterno al computer, su cui vengono registrati o letti i dati. Gli hard disk sono caratterizzati da alta velocita e alta capacita nel leggere e scrivere i dati. Con file immagini che possono occupare molto spazio un hard disk di grande capacità si rende necessario. I modelli standard partono da 250 GB, quello professionali raggiungono i 750 GB. Hard disk esterni possono essere aggiunti come supporto di back-up.

HARDWARE. Elementi fisici di un computer, come la CPU, il lettore di floppy, gli hard disk, il monitor e la stampante.

HERTZ. Indica la frequenza con la quale un fenomeno si ripete nell’arco di un secondo.

HIGH KEY. Un'immagine in bianconero viene definita high-key (in chiave alta) quando risulta spostata sulle alte luci grazie ad una particolare illuminazione in ripresa o ad una stampa che mette in risalto soprattutto i toni chiari della scala tonale.

HOME TEATHER. Intende l’insieme di diversi media per uso domestico collegati tra loro per offrire una visione di video, DVD o fotografie di alta qualità ottica e sonora.

HYPO. Abbreviazione anglosassone per iposolfito di sodio, l'agente del fissaggio detto anche tiosolfato di sodio.







I

ICC. Un particolare profilo colore secondo lo standard messo a punto dall'International Color Consortium, un organismo fondato nel 1993 da Adobe, Agfa, Apple, Kodak, Microsoft, Silicon Graphics e Sun, alle quali si sono unite molte altre aziende.

ICONA. Semplice immagine descrittiva di un programma, un comando, un file o un concetto in computer dotati di interfaccia grafica come Windows o Macintosh.

ILLUMINAMENTO. E' la misura della quantità di luce incidente proveniente da una sorgente luminosa e che cade su una superficie. Viene misurato in lux. Un piano posto ad 1m da una sorgente di luce da 1 candela riceve un illuminamento di 1 lux.

ILLUMINATORE AF. Piccola sorgente di raggi infrarossi o luce continua visibile, presente in molte fotocamere autofocus per consentire la messa a fuoco al buio (entro 3 o 4 metri). L'illuminatore proietta un fascio di luce sul soggetto aumentandone il contrasto il modo che l'autofocus possa rilevarne la massima nitidezza. Talvolta viene usata, al posto di un illuminatore, la stessa lampada del flash che emette una breve serie di lampi.

IMAGE VIEW. Controlli che permettono di scegliere l’area di un’immagine da rendere visibile sullo schermo ed il suo ingrandimento.

IMAGESETTER/FILM RECORDER. Periferica ad alta risoluzione, maggiore di 1000dpi, che permette di trasferire su pellicola o carta fotografica un'immagine generata da computer.

IMAGING. Termine generico che indica l'insieme dei prodotti e delle attività industriali o commerciali collegate alla produzione di immagini con qualunque sistema, sia analogico che digitale.

IMMAGINE A TONO CONTINUO. E' quella che presenta numerosi toni intermedi di grigio fra il bianco e il nero con una variazione della densità continua.

IMMAGINE AL TRATTO. Immagine ad alto contrasto priva di mezzi toni.

IMMAGINE AL VIVO. Espressione usata nel gergo grafico per indicare una fotografia che si estende ai limiti del formato di una pagina di giornale senza alcun margine.

IMMAGINE BITMAP. Immagine composta da pixel o punti. Ingrandendo un’immagine Bitmap se ne ingrandiscono semplicemente i punti di cui è composta. Ha una risoluzione determinata. Talvolta denominata Grafica Bitmap, si contrappone all’Immagine Vettoriale.

IMMAGINE DIGITALE. E' la fotografia scattata con una fotocamera digitale o ottenuta attraverso la scansione di negativi, diapositive o stampe con un scanner. Al contrario dell'immagine all'alogenuro d'argento, quella digitale può essere duplicata senza perdita di qualita. Può essere ritoccata con relativa facilità per creare effetti speciali, aggiustamento cromatico o per restaurare originali danneggiati con un programma di fotoelaborazione.

IMMAGINE FLOU. La fotografia che pur essendo perfettamente a fuoco mostra un dettaglio molto sfumato e morbido è detta flou. L'effetto, usato specialmente nel ritratto, si ottiene o con l'uso di speciali e costosi obiettivi, con l'applicazione di un filtro diffusore sull'obiettivo standard, di una semplice calza di nylon o, infine, spalmando un sottilissimo strato di vaselina sul bordo più esterno di un filtro UV incolore.

IMMAGINE LATENTE. L'esposizione alla luce di una pellicola fotografica produce un mutamento invisibile dello stato dei grani di alogenuro d'argento sospesi nella gelatina dell'emulsione. Questo mutamento produce un’immagine latente che diventa visibile dopo il trattamento di sviluppo che ne moltiplica il segnale originale di circa un miliardo di volte.

IMMAGINE VETTORIALE. Immagine composta da elementi vettoriali determinati da espressioni matematiche invece che da pixel. Le immagini vettoriali possono essere ridimensionate senza influire sulla risoluzione, al contrario, nelle immagini ingrandite composte da pixel, la presenza dei singoli elementi risulta evidente.

IMMAGINI PANORAMICHE. Fotografie lunghe e strette che mostrano viste molto ampie di una scena. Molte fotocamere digitali offrono una modalità che aiuta a scattare sequenze di immagini che si possono poi unire un singolo scatto panoramico usando un programma. Questa operazione si chiama “spillatura delle immagini”.

INATTINICA, LUCE. E' la luce prodotta dalle lampade di sicurezza (rosse o gialle) per camera oscura che non ha effetto sulle emulsioni fotografiche. La luce attinica ha la capacità di alterare o creare effetti chimici o elettronici.

INCHIOSTRO INK-JET. Le stampanti a getto d’inchiostro utilizzano speciali inchiostri per trasferire su carta le immagini digitalizzate. Esistono inchiostri a base di coloranti (dye) o a pigmenti. Il primo viene utilizzato nei modelli più economici ed offre una buona o ottima resa su carta, ma solo alcuni garantiscono elevate caratteristiche di permanenza nel tempo. L’inchiostro a pigmenti dà risultati di migliore qualità con una stabilità nel tempo che supera i 100 anni fino a 200 secondo i test accelerati. Per le migliori prestazioni, i due inchiostri richiedono l’uso di carte adeguate.

INDEBOLITORE. Sostanza chimica capace di ridurre (totalmente o localmente) la densità di un'immagine su pellicola gia sviluppata.

INDEX PRINT. Piccolo provino a colori formato 10x15cm nel quale vengono stampate in miniatura le immagini contenute in una pellicola o in un file. Viene fornito sia per il formato 35mm che con il formato APS. In questo caso riporta il numero di identificazione del caricatore nel quale è conservata la pellicola di origine.

INDICE DI CONTRASTO. Misura del contrasto (CI) preferita al classico gamma (inclinazione del tratto rettilineo della curva caratteristica di una pellicola bianconero) in quanto la curva caratteristica delle pellicole più recenti non mostra più un vero e proprio tratto rettilineo e perché spesso le ombre cadono al piede della curva stessa. L'indice di contrasto serve a determinare la gradazione di carta ideale per la stampa, ma non è sufficiente a garantire risultati identici da due pellicole aventi stesso indice a causa delle molte variabili (esposizione, contrasto della scena, riflessi interni all'obiettivo, ecc.). L'indice di contrasto si determina utilizzando una speciale scala graduata trasparente da sovrapporre alla curva caratteristica della pellicola.

INDICE DI RIFRAZIONE. Quando un raggio di luce monocromatica attraversa un cristallo la sua velocità (circa 300.000km al secondo) si riduce di circa 1/3 a causa della densità del mezzo. Questo rallentamento determina una deviazione dal suo andamento rettilineo detta rifrazione. L'angolo costituito dal raggio incidente con la normale del mezzo che deve attraversare è detto angolo di incidenza. L'angolo formato all'uscita del mezzo è detto angolo di rifrazione. Il rapporto tra il seno dell'angolo di incidenza ed il seno dell'angolo di rifrazione fornisce l'indice di rifrazione. L'indice di rifrazione rappresenta la capacità di un vetro ottico di deviare più o meno i raggi che lo attraversano. Ogni mezzo ha un suo indice di rifrazione costante calcolato quando il primo mezzo e l'aria. L'indice varia a seconda della radiazione (lunghezza d'onda): i raggi blu subiscono una deviazione superiore a quella del rosso. Per questo motivo, grazie al diverso indice di rifrazione dei colori dello spettro visibile, un prisma separa la luce bianca nei colori dell'arcobaleno.

INFINITO. Distanza ideale pari a circa 30-40 lunghezze focali di un obiettivo. Nella posizione di infinito i gruppi ottici di un obiettivo si trovano alla minima distanza dal piano focale. La lunghezza focale di un obiettivo è calcolata per l’infinito, ed aumenta leggermente, riducendo la distanza di messa a fuoco.

INFRAROSSO. Radiazione invisibile all'occhio umano. All'interno dello spettro elettromagnetico si estende da 720 a 1200 nanometri.

INGRANDIMENTO. Indica il rapporto fra le dimensioni di un negativo e la sua stampa di dimensioni maggiori. Un ingrandimento dieci volte il formato del negativo si indica con 10X.

INGRANDITORE. Apparecchio per la stampa dei negativi. E' costituito da una lampada. un condensatore. un portanegativi ed un obiettivo. La testa nella quale tutto ciò e incorporato può essere spostata in verticale su una colonna per variare l'ingrandimento.

INK-JET. Vedi Stampante ink-jet.

INNESTO OBIETTIVI. Consente l'intercambio rapido degli obiettivi di una fotocamera. Una volta il più diffuso era quello a vite (come l'innesto Pentacon-Pentax 42x1mm) oggi  sono quasi tutti a baionetta.

INQUADRATURA. E' la parte della scena o dell'ambiente che viene selezionata dal fotografo attraverso il mirino.

INTENSIFICATORE. Soluzione chimica in grado di aumentare (rinforzare) la densità generale o il contrasto di un'immagine mediante aggiunta di sali d'argento metallico.

INTENSITA' DELLA LUCE. Data una sorgente luminosa puntiforme, l'intensità di luce che arriva su una determinata superficie è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente luminosa stessa. Al contrario, dimezzandosi la distanza, aumenta di quattro volte l'intensità. (Vedi Inverso del quadrato, legge).

INTERFACCIA PARALLELA. Interfaccia tra computer e stampante attraverso la quale il computer può inviare bit multipli di informazione simultaneamente. Conosciuta anche con la denominazione di interfaccia Centronics.

INTERFACCIA SERIALE. Interfaccia tra computer ed un apparecchio seriale, come un modem o una stampante, a cui il computer invia singoli bit di informazioni in modo sequenziale.

INTERNEGATIVO. Negativo (generalmente a colori) ottenuto riproducendo una diapositiva per ricavarne una o più stampe a colori. Il sistema e stato superato dalle carte positive per la stampa diretta da diapositiva e dai sistemi di scansione digitale.

INTERNET. Vedi WWW.

INTERPOLAZIONE. Calcolo matematico che stima valori intermedi tra due valori esistenti. Nel caso delle immagini digitali, quando una foto viene ingrandita o comunque se ne modificano le dimensioni, il procedimento spesso fa uso dell’interpolazione di colori, luminosità e contrasto dei pixel per creare nuovi pixel intermedi che vanno a riempire i vuoti fra i pixel originali. La qualità dell’immagine può diventare inaccettabile qualora fosse richiesto un ingrandimento eccessivo. Il programma di fotoelaborazione offre la scelta tra l’interpolazione vicina più prossima (un procedimento rapido, ma meno accurato), la bilineare (media velocità, media precisione) e la bicubica (uniforme, precisa ma piuttosto lenta).

INVERSO DEL QUADRATO, LEGGE. L’intensità della luce che cade sul soggetto (illuminamento) da una sorgente puntiforme, è inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Cio significa che fatto 1 l'illuminamento alla distanza di un metro, esso sara pari a 1/4 a due metri, a 1/9 a tre metri e cosi via. Considerata infinita la distanza del sole, la legge non si applica alla luce diurna.

ISDN (Integrated Services Digital Network): Standard di telecomunicazione che permette di trasmettere via linea telefonica informazioni digitali ad alta velocità.

ISO (International Standards Organization). Ente preposto alla normativa degli standard internazionali. In fotografia la sigla Iso relativa alle pellicole fotografiche indica la loro sensibilità. Gli indici Iso hanno sostituito, accorpandoli, i vecchi indici aritmetici Asa e gli indici logaritmici Din. La sensibilità di una pellicola normale e indicata con Iso 100/21. In questo caso il raddoppio dell'indice indica il raddoppio della sensibilità. Una pellicola 200 Iso e del doppio sensibile di una da 100 Iso e richiede quindi un'esposizione dimezzata. Una pellicola da 200 Iso e, invece, sensibile la meta rispetto a una da 400 Iso e quindi richiede un'esposizione doppia. Nella fotografia digitale, la “sensibilità” del sensore viene modificata in via elettronica ed è paragonabile, in termini di esposizione, a quella delle pellicole. Le più alte sensibilità possono determinare “rumore” che causa una perdita di definizione dell’immagine ed un’alterazione dell’equiilibrio cromatico.

ISTOGRAMMA. Rappresentazione grafica unica dei toni dell’immagine digitale su cui si sta lavorando che mostra la distribuzione dei livelli di grigio o di colore. Può essere visualizzato da quasi tutti i programmi di fotoelaborazione e sugli schermi LCD di molte fotocamere quando nel modo “play”.







J

JOULE. Unità di energia pari a 1 watt-secondo. In fotografia, il joule e utilizzato per misurare la scarica del flash elettronico.  

JPEG (Joint Photographic Experts Group). Formato che comprime fortemente le dimensioni di un file, rendendo l’immagine ideale per l’invio via e-mail o per impieghi sul Web. Molto più efficace del GIF, non è in grado di riprodurre esattamente l'immagine originale. Sono disponibili vari livelli di compressione, a cui corrisponde una perdita più o meno grande di qualità. Il file JPEG è ottenuto per compressione a perdita di informazioni, ossia con lo scarto di quelle non necessarie alla visualizzazione. Le immagini JPEG conservano comunque tutte le informazioni cromatiche RGB.

JPEG 2000. Formato file derivato dal formato JPEG originale. Utilizza una tecnologia wavelet per comprimere le immagini con un minor grado di deterioramento riscontrabile nel formato JPEG originale.







K

KELVIN (K). Unità di misura della temperatura assoluta (vedi) il cui zero è posto a –273,16°C, dal nome del fisico William T. Kelvin. E' usata in fotografia per misurare la temperatura di colore della luce. La luce diurna fotografica di 5500K equivale quindi a 5500°C –273,16°C.

KILOBYTE (Kb). Un’unità di misura di dati che equivale a 1024 byte. La memoria necessaria per immagazzinare un’immagine di bassa qualità viene spesso indicata con questa unità di misura.

KILOWATT. Unità di misura elettrica pari a mille watt.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu