ENCICLOPEDIA L-O - Luca Capobianco - Nature Photography

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ENCICLOPEDIA L-O

Utilità e link

L

LAMPADA ALOGENA. Piccola e potente lampada a filamento di tungsteno. L’ampolla allungata (in quarzo) contiene tracce di un gas alogeno (iodio, sodio) che, al momento dell’accensione, si combina con le tracce di tungsteno depositate all’interno dell’ampolla formando ioduro di tungsteno il quale, a contatto del filamento incandescente, si decompone in tungsteno. Questo ciclo impedisce, da una parte, il deposito di tungsteno all’interno dell’ampolla che resta perfettamente trasparente e, dall’altro, ricostituisce il filamento stesso la cui durata risulta doppia di uno normale. Per questo motivo le lampade al quarzo-iodio mantengono sempre costante la temperatura di colore (3200 K) e l’intensità. Sono disponibili da 250 a 1000W.

LAMPADA FLASH. Usata fino agli anni Cinquanta, è stata uno dei simboli del fotogiornalismo. Disponibili con vari innesti, erano costituite da un bulbo in vetro nel quale un lungo filamento di alluminio ricoperto di un innesco esplosivo in un’atmosfera di ossigeno a bassa pressione veniva fatto bruciare con elevatissimo potere illuminante, chiudendo un circuito elettrico alimentato da una pila. A seconda della curva di scarica, le lampade lampo possono essere di tipo M (medio), S (a lunga combustione) o FP (focal plane) adatte a sincronizzare con tutti i tempi degli otturatori a tendina.

LAMPADA PHOTOFLOOD. Lampada ad alto voltaggio con riflettore incorporato. Temperatura di colore 3400 K.

LAMPADA PILOTA. Abbinata alle torce dei flash professionali da studio consente di previsualizzare con buona approssimazione, grazie alla luce continua che forniscono, l’effetto finale della luce lampo.

LAMPADA SURVOLTATA. Utilizzando una lampada ad un voltaggio superiore si ottiene un sostanziale incremento del potere illuminante. Le lampade survoltate, proprio per questo, hanno però una durata di poche ore. Sono state sostituite dai sistemi di illuminazione a luce fredda.

LAMPEGGIATORE ELETTRONICO. Vedi flash.

LASER (Light Amplification by the Stimulated Emission of Radiation). Dispositivo ottico capace di emettere radiazioni luminose monocromatiche di tipo coerente. Il suo funzionamento si basa sull’enunciazione di Albert  Einstein (1917) dell'emissione stimolata. Tra i vari impieghi è ormai ampiamente utilizzato nelle fotocopiatrici e nelle stampanti digitali laser.

LASTRA. Supporto in vetro per emulsioni sensibili utilizzato fino agli anni Sessanta e superato dai supporti in triacetato di cellulosa o poliestere. Alcune emulsioni speciali sono ancora offerte su lastra che assicura la massima planeità dello strato sensibile.

LATENSIFICAZIONE. Antiquata tecnica per incrementare la sensibilità delle pellicole bianconero. Dopo l’esposizione la pellicola viene esposta per una o due ore in camera oscura alla luce di una lampada di sicurezza verde scuro da 15 watt. La seconda azione della luce produce un aumento della densità e del contrasto che si traducono in un aumento di sensibilità. E’ possibile anche la latensificazione in via chimica.

LATITUDINE. Scarto possibile rispetto alla norma. Può essere riferita alla messa a fuoco, all’esposizione, allo sviluppo, alla temperatura.

LATITUDINE DI POSA. Con questo termine si indica (in valori di diaframma) la capacità più o meno estesa di una pellicola o di un sensore di sopportare sovra o sottoesposizioni continuando a fornire risultati accettabili.

LAYOUT. Bozzetto o disegno che mostra le dimensioni proposte e l’aspetto generale di un progetto grafico. Tipicamente esso mostra dove tutti gli elementi andranno disposti e i loro rapporti reciproci.

LCD. Vedi cristalli liquidi

LED (Light-Emitting Diode). Semiconduttore (diodo) che emette una luce nella zona infrarossa quando attraversato da corrente. A seconda del tipo può emettere luce rossa, verde o arancione. Utilizzato per realizzare piccoli segnali alfanumerici o spie luminose di piccole dimensioni, è ultimamente adottato anche nelle torce elettriche e per le luci dei semafori.

LENTE. Elemento in vetro lavorato di forma circolare che modifica il percorso rettilineo dei raggi di luce. Le lenti convergenti (concave o positive), concentrano i raggi verso lo stesso punto sul proprio asse. Le lenti divergenti (convesse o negative) fanno divergere verso infiniti punti i raggi come se essi provenissero dallo stesso punto posto davanti alla lente. Si distinguono diversi tipi di lente: piano-convessa (una delle due superfici e piana), piano-concava, bi-convessa, bi-concava e concavo-convessa. La combinazione di queste lenti fondamentali e di tipi di vetro ottico ha consentito la realizzazione di migliaia di sistemi ottici (obiettivi) diversi.

LENTE ADDIZIONALE. Elemento aggiuntivo ottico positivo. Applicata davanti ad un obiettivo, consente di ridurre la sua distanza minima di messa a fuoco consentendo la ripresa a distanza molto più ravvicinata. Il campo di utilizzazione (zona nella quale è possibile mettere a fuoco) risulta però limitato alle brevi distanze.

LENTE ASFERICA. Lente caratterizzata da una o anche due superfici non sferiche. Usando queste lenti per realizzare obiettivi si riesce a minimizzare le aberrazioni sferica, cromatica e l’astigmatismo. La loro produzione richiede tecniche particolari assai delicate e quindi il loro costo è solito elevato e fa lievitare quello degli obiettivi. Lenti asferiche composite vengono realizzate per stampaggio di uno strato polimerico sulla superficie di una lente sferica. Le lenti asferiche sono adottate principalmente sugli obiettivi grandangolari e negli zoom.

LENTE DI FRESNEL. In vetro o plastica, questa particolare lente è un condensatore molto compatto e leggero nel quale i cerchi concentrici tagliati in modo di risultare ciascuno la sezione di una superficie convessa offrono lo stesso effetto di una lente condensatrice convenzionale e per questo è usata nelle lampade spot. Utile anche a diffondere la luce, il principio della lente di Fresnel viene utilizzato negli schermi di messa a fuoco delle fotocamere reflex e grande formato.

LENTI ALLA FLUORITE. Vedi fluorite.

LENTI FLOATING. Tutti gli obiettivi sono progettati per fornire il massimo della resa per una certa distanza di ripresa per cui alle altre distanze il controllo delle aberrazioni risulta ridotto. Per mantenere la migliore resa soprattutto alle brevi distanze, in alcuni obiettivi è inserito un meccanismo che modifica la distanza fra alcune delle lenti o gruppi ottici di cui è composto per ottimizzare il risultato a prescindere dalla ridotta distanza di messa a fuoco.

LENTI, PRODUZIONE. Dopo aver prodotto il vetro ottico per fusione, si procede al taglio del materiale in blocchetti del diametro e dello spessore richiesti. I blocchi vengono lavorati in una macchina levigatrice che produce una prima curvatura grezza. Questi sbozzi vengono poi riscaldati in forni speciali e quindi pressati per ottenere una forma prossima a quella finale che viene raggiunta con la lucidatura grazie grazie ad una cupola rotante. La lente lucidata passa poi al centraggio (l’asse ottico deve passare effettivamente per il suo centro della lente). Una volta rifinita, la lente subisce uno o più trattamenti superficiali (vedi multicoating) per la riduzione dei riflessi e l’ottimizzazione della resa cromatica.

LETTORE DI SCHEDE. Dispositivo per leggere le schede di memoria e scaricarle nel computer. Utile per evitare di collegare la fotocamera digitale al computer. La maggior parte dei lettori si collegano tramite una porta USB o Firewire. Alcuni accettano solo un tipo di scheda, altri invece ne accettano diversi.

LETTURA. Termine usato nel gergo fotografico per indicare la misurazione effettuata dall’esposimetro.

LIMBO. Grande fondale continuo da studio chiuso da tre lati, generalmente costituito dalle pareti dello stesso studio unite al pavimento da una curvatura morbida ed ampia che fornisce un effetto senza soluzione di continuità. Il limbo ha la prerogativa di apparire invisibile per la mancanza di angoli. Con luce diffusa consente di ottenere l’effetto di far “galleggiare” gli oggetti.

LINEE PER MILLIMETRO. Valore che rappresenta il potere risolvente di un obiettivo sottoposto a test. La misurazione viene effettuata osservando al microscopio un negativo ottenuto riprendendo con l’obiettivo in esame una speciale mira ottica ad una determinata distanza. La capacità di separare coppie di linee bianche e nere sempre più sottili della mira ottica consente di individuare il numero di linee per millimetro che un obiettivo (o anche una pellicola) è in grado di separare. Più alto il numero delle linee separate, maggiore è il potere risolvente dell’obiettivo

LIVELLA A BOLLA. E’ montata su alcuni apparecchi fotografici di grande formato o treppiedi. La sua funzione è quella di facilitare il perfetto posizionamento orizzontale dell’apparecchio di ripresa.

LIVELLO. Parte trasparente e separata di un’immagine digitale sulla quale si può dipingere, che può essere manipolata o incollata senza influire necessariamente sui pixel sottostanti. I Livelli di Regolazione sono un tipo di livello modificato. Anche questi sono trasparenti, ma sono usati per applicare colore, contrasto e altre modifiche (non distruttive) ai livelli sottostanti. Dato che ogni modifica viene applicata ad un livello separato, il fotografo può facilmente eliminare gli effetti indesiderati o ritornare ai livelli precedenti.

LIVELLO UNICO. Nel programma di fotoelaborazione, elimina i singoli livelli unendoli nel livello sfondo.

LOCATION. Il luogo, al di fuori dello studio, dove si effettuano riprese fotografiche professionali.

LOG. Logaritmo. In fotografia si utilizzano normalmente logaritmi in base 10.

LUCE AL TUNGSTENO. Luce emessa dalle normali lampadine quando il filamento di tungsteno viene attraversato da una corrente elettrica. Questo tipo di illuminazione è detto anche ad incandescenza. La sua temperatura di colore varia tra i 2000 e i 4000K.

LUCE AMBIENTE. Termine con il quale normalmente si indica la luce (naturale o artificiale) esistente in un ambiente opposta a quella creata o modificata artificialmente dal fotografo. Ovvero la situazione di ripresa in cattive condizioni di illuminazione.

LUCE ARTIFICIALE. Illuminazione generata da flash elettronici o da lampade, usata negli studi. Viene impiegata anche in esterni per controllare le ombre ed il contrasto o quando quella naturale è insufficiente .

LUCE ATTINICA. Con questo termine si indica la capacità della luce di modificare lo stato dei materiali sensibili ad essa esposti. Sono più attinici degli altri i raggi della zona blu-violetto.

LUCE BIANCA. Illuminazione contenente tutte le lunghezze d’onda (radiazioni) dello spettro visibile che è compreso tra 400 e 700nm.

LUCE DI CONTORNO. Sorgente luminosa secondaria usata per delineare una piccola porzione del soggetto e per dare risalto ad elementi dello stesso.

LUCE DI RIEMPIMENTO. E’ quella sorgente (flash o lampada) che viene usata per rendere più chiare le zone in ombra, senza causarne di nuove. Deve essere più debole (1/2 o 1/4) di quella principale.

LUCE DI SICUREZZA. Si intende quella fornita dalle lampade per camera oscura. Inattinica, non ha effetto sul materiale fotosensibile. La luce di sicurezza rossa o giallo-verde è la classica fonte di illuminazione utilizzata per il trattamento della carta da stampa in bianco e nero. La luce rossa è invece adatta al trattamento del materiale ortocromatico.

LUCE FREDDA. E’ quella prodotta da una speciale lampada fluorescente utilizzata in alcuni ingranditori professionali. Essendo estremamente diffusa e morbida, consente di ridurre l’effetto dei granelli di polvere o di graffi eventualmente presenti sul negativo. Lampade a luce fredda vengono anche usate per illuminare i set fotografici e in studio. Il vantaggio sta nella potenza a basso consumo e nella bassa temperatura di esercizio.

LUCE INCIDENTE. Si considera quella che cade direttamente sul soggetto proveniente da una sorgente luminosa naturale o artificiale.

LUCE PARASSITA. Viene prodotta dai riflessi che si verificano tra le lenti dell’obiettivo e che, pur raggiungendo la pellicola, non produce immagine. Per questo motivo, la luce parassita (o flare) comporta un notevole abbassamento del contrasto dell’immagine.

LUCE PENNELLATA. Illuminazione ottenuta sfruttando una piccola lampada come un pennello di luce con il quale si possono eseguire effetti di luce localizzati. In questo caso, l’esposizione va eseguita con l’otturatore aperto su posa.

LUCE POLARIZZATA. Le radiazioni luminose vibrano in tutte le direzioni, ma quando la luce è polarizzata essa vibra su un unico piano. Ciò accade o dopo che la luce si è riflessa su una superficie lucida non metallica (acqua, vetro, vernice) oppure se filtrata attraverso un filtro polarizzatore.

LUCE PRINCIPALE. Sorgente luminosa base usata come illuminazione generale di un set. E’ solitamente la luce più viva ed intensa, che serve a definire le ombre e quindi il carattere dell’immagine.

LUCE RIFLESSA. Porzione di luce che viene riflessa verso l’obiettivo dai soggetti illuminati da una sorgente luminosa.

LUCE SPOT. Sorgente luminosa che emette un fascio di luce concentrato su di un’area ristretta.

LUCE UV. Settore dello spettro luminoso situato oltre il violetto. E’ invisibile all’occhio umano, ma ha forti effetti sulle pellicole fotografiche. Presente ad alta quota in montagna, si estende da 300 a 400nm.

LUMINANZA. Indica l’intensità luminosa riflessa da una superficie. Il suo valore non cambia con la distanza. La legge dell’inverso del quadrato, infatti, non si applica alla luminanza in quanto la caduta di luce viene compensata da un aumento proporzionale della superficie. La luminanza viene misurata in candele per metro quadrato (cd/m2).

LUMINOSITA’. Viene così definita l’apparente intensità di una sorgente di luce. Si tratta di un valore soggettivo non misurabile a causa della capacità di adattamento dell’occhio umano. Il termine viene usato anche per indicare l’apertura massima relativa di un obiettivo.

LUNGHEZZA D’ONDA. Misura delle radiazioni elettromagnetiche all’interno dello spettro; il blu ha una lunghezza d’onda di 450nm, il verde di 550nm, il giallo di 600nm, l’arancione di 650nm ed il rosso di 700nm.

LUNGHEZZA FOCALE. Distanza compresa tra l’immagine nitida prodotta e la lente, quando è a fuoco un soggetto all’infinito. Nel caso degli obiettivi, è la distanza tra l’immagine sul piano focale ed il punto nodale posteriore dell’obiettivo.

LUNGHEZZA FOCALE EQUIVALENTE. Nonostante le dimensioni del sensore nelle fotocamere digitali varino molto, i produttori indicano le lunghezze focali degli obiettivi intercambiabili per le reflex digitali sempre sulla base delle dimensioni di un fotogramma classico 24x36mm. Tuttavia, mentre la lunghezza focale resta immutata qualunque sia il formato del sensore, cambia l’angolo di campo utile. Più il sensore è piccolo rispetto al formato 24x26mm più l’angolo di campo utile diminuisce facendo virtualmente crescere la lunghezza focale. Per chiarezza, moltiplicando la focale vera per il fattore relativo al formato del sensore di una certa fotocamera si ottiene una lunghezza focale equivalente che consente di individuare, abituati alla fotografia 35mm, il tipo di effetto dell’obiettivo.

LUT (Look Up Table). Palette con il numero di colori usati nell’immagine.

LUX. Unità di misura europea della luce incidente. E’ pari all’illuminamento prodotto su una superficie posta ad un metro da una candela.

LZW.(Lempel-Ziv-Welch). Routine di compressione senza perdita di informazioni incorporata nel formato file TIFF.







M

MACINTOSH. Computer creato dalla Apple, il cui primo modello venne realizzato nel 1984. Il Macintosh è stato uno dei primi computer ad utilizzare un’interfaccia utente di tipo grafico. I computer della Apple sono i preferiti dai grafici e da molti fotografi.

MACRO. Regolazione della fotocamera digitale identificata con l’icona di un fiore, che permette all’obiettivo di mettere a fuoco su soggetti che sono a soli pochi centimetri di distanza. Questa regolazione è necessaria per fotografare oggetti molto piccoli.

MACROFOTOGRAFIA. Termine specifico per indicare la tecnica di ripresa molto ravvicinata per fotografare insetti, piccoli oggetti, ecc. per i quali è necessario un rapporto di riproduzione uguale a 1 o superiore. Per superare i limiti della messa a fuoco, occorre interporre tra fotocamera e obiettivo un anello di prolunga o un soffietto distanziatore che ne allunghi la focale. In questo modo è possibile mettere a fuoco a pochi centimetri, ma non all’infinito.

MAGAZZINO. Corpo posteriore delle fotocamere medio formato intercambiabile a tenuta di luce. Disponendo di due magazzini caricati con pellicola diversa, è possibile usare quella più indicata alla ripresa con una semplice sostituzione.

MAGAZZINO DIA. Contenitore lineare o circolare per raccogliere le diapositive destinate alla proiezione tramite un diaproiettore. Sono utilizzabili anche per l’archiviazione.

MARGINATORE. Accessorio utilizzato per mantenere la carta da stampa sotto l’ingranditore perfettamente in piano. E’ molto utile per stampare più compie dallo stesso negativo senza dover ricontrollare fuoco e inquadratura. Fornisce un sottile bordo bianco attorno all’immagine e può essere utilizzato entro certi limiti per dare un taglio diverso (dall’originale) alle stampe fotografiche.

MASCHERA. Livello di protezione (virtuale nel caso di un’applicazione di fotoelaborazione) che viene applicato ad una parte dell’immagine per impedirne ogni modifica o manipolazione. Questa area che non fa parte della selezione viene spesso descritta come mascheratura. So chiama Maschera rapida la mascheratura applicata ad un’immagine usando gli strumenti di selezione e di pittura. Permette di ottenere effetti di trasparenza.

MASCHERA DI CONTRASTO. Una tecnica di compositazione che utilizza una coppia di pellicole composta da un positivo e da un negativo sfocato per ridurre il contrasto dell’immagine ed aumentare la definizione percepita. E’ presente nelle applicazioni di fotoelaborazione come filtro di aumento del contrasto o maschera di contrasto per incrementare la nitidezza apparente, contrastando i bordi fra gli elementi di un’immagine intensificandoli.

MASCHERA RAPIDA. Vedi Maschera.

MASCHERATURA. Tecnica di camera oscura utilizzata per limitare parzialmente o totalmente l’esposizione su una zona dell’immagine in fase di stampa onde compensare eventuali sovra-esposizioni. Per mascheratura si intendono anche quegli interventi tesi a modificare selettivamente toni, colore e contrasto di un negativo o una diapositiva prima della stampa.

MASTERIZZARE. Scrivere dei dati su di un CD o un DVD.

MASTERIZZATORE CD. Dispositivo che permette di scrivere dei dati su CD-R (che possono essere scritti una sola volta) e/o CD-RW (che possono essere riscritti più volte). Utile per fare copie di sicurezza e per archiviare le immagini digitali.

MASTERIZZATORE  DVD. Dispositivo che permette permette di scrivere dati su DVD-R (scrivibili una sola volta) e/o DVD-RW (riscrivibili più volte). Utile per fare copie di salvataggio e per archiviare le immagini digitali.

MAVICA (Magnetic Video Camera). Nome della prima fotocamera still video presentata dalla Sony nel 1981 adottato successivamente per una serie di fotocamere digitali della stessa azienda che registrano le immagini su floppy disc o CD.

MEGABYTE (MB, Mb). Unità di misura che equivale ad un milione di byte o 1024 kilobyte. Indica la capacità di immagazzinamento di una scheda di memoria di una fotocamera o di un hard disk o le dimensioni di un’immagine.

MEGAHERTZ (Mhz). UNità di misura paria a 106 Hz. Descrive la velocità lavorativa di un computer. La frequenza in Megahertz di un processore non è un indice assoluto di velocità: una macchina dotata di PowerPC a 500 Mhz può effettuare alcune operazioni più velocemente di un computer con processore Pentium a 1000 Mhz. Lo stesso Pentium, d’altronde, può essere più rapido sotto altri aspetti rispetto a un PowerPC che lavora a frequenza più alta.

MEGAPIXEL (MP). Unità pari a un milione di pixel. Misura delle dimensioni delle immagini che un particolare sensore è in grado di produrre. Si determina moltiplicando l’altezza del sensore (in pixel) per la larghezza e dividendo per un milione. Per esempio: 3872x2592=10.036 che, diviso per un milione, dà 10 MP.

MEMO FILM. Esistono vari sistemi per consentire di ricordare, dopo un certo lasso di tempo, quale pellicola sia rimasta nell’apparecchio. Dalle più semplici ghiere con sensibilità e tipo di pellicola da impostare manualmente di una volta, si è passati per dei piccoli telaini applicati al dorso delle reflex nei quali si poteva inserire un lembo della confezione della pellicola. Dopo l’adozione universale del sistema di impostazione automatica della sensibilità DX, quasi tutti gli apparecchi sono dotati di una stretta finestrella (sul dorso, a sinistra) attraverso la quale è possibile leggere direttamente sul caricatore il tipo di pellicola. Tutti i modelli più recenti indicano sul display a cristalli liquidi la sensibilità impostata.

MEMORIA (Dig.). Area di immagazzinamento temporaneo per informazioni ed applicazioni. RAM e ROM, sono i nomi di diversi tipi di memoria utilizzati dai computer. RAM e spazio sull’hard disk non devono essere confusi: la RAM è un magazzino temporaneo, mentre l’hard disk offre una memorizzazione permanente.

MEMORIA VIRTUALE
. Sistema per aumentare la quantità di memoria disponibile usando la memoria dell’hard disk. Il suo utilizzo rallenta l’apparecchio.

MENISCO. Lente caratterizzata da una faccia convessa ed una concava. Nonostante non corregga alcun tipo di aberrazione, il menisco è la migliore lente semplice utilizzabile come obiettivo fotografico.

MESSA A FUOCO FISSA. Adottata sugli apparecchi più economici detti focus-free e sulle monouso è basata sulla distanza iperfocale. L’obiettivo medio grandangolare di luminosità molto ridotta (circa f/11) è regolato su una distanza di 8-10m per garantire la nitidezza tra 2m e l’infinito. Per le riprese in interni o senza sole è necessario ricorrere al flash.

MESSA A FUOCO SELETTIVA. Tecnica di messa a fuoco per far risaltare il soggetto sullo sfondo. Il risultato massimo si ottiene usando un medio tele a tutta apertura. In queste condizioni infatti la profondità di campo disponibile è minima.

METODO COLORE. Termine usato per il gruppo di colori che vengono combinati in diverse quantità per creare tutti gli altri colori presenti nell’immagine.

MEZZATINTA. Si dicono a mezzatinta le immagini, o le fotografie, i cui toni sono trasformati in un retino (tipografico) costituito da punti più ravvicinati nelle zone scure e distanziati in quelle chiare. La diversa concentrazione di punti, visibile con una lente d’ingrandimento, dà l’illusione dei toni di grigio sulle pagine di una rivista.

MEDIO FORMATO, MEZZO FORMATO. Indica la categoria di apparecchi fotografici che, pur utilizzando pellicola 35mm, producono un fotogramma di 18x24mm, esattamente la metà del formato standard 24x36mm. Questo tipo di fotocamere ha avuto un certo successo negli anni Sessanta.

MEZZO TONO. Si chiamano mezzi toni quelle gradazioni di grigio intermedie tra il bianco ed il nero.

MICROCHIP. Circuito integrato, ovvero una piccola unità in silicio contenente microscopici circuiti elettronici.

MICRODRIVE. Scheda di memoria che è effettivamente un hard disk in miniatura (proprio come quello del computer). Contenendo parti che si muovono, sono più delicati delle schede di memoria flash. Hanno offerto una capacità di immagazzinamento maggiore a prezzi inferiori rispetto alle prime CompactFlash prodotte..

MICROFILM. Pellicola bianconero ad alta risoluzione per la riproduzione in miniatura di documenti per consentirne l’archiviazione e la consultazione.

MICROFOTOGRAFIA. Ripresa di immagini di soggetti di dimensioni assai ridotte attraverso il microscopio con alti ingrandimenti.

MICROPRISMI. Generalmente abbinati al sistema di messa a fuoco ad immagine spezzata degli schermi di messa a fuoco delle fotocamere reflex manuali, i microprismi sono delle piccolissime piramidi ottiche che scompongono l’immagine in quattro parti quando il fuoco non è stato raggiunto, rendendo perfettamente visibile la sfocatura.

MICROSOFT. Maggiore compagnia produttrice di software fondata da Bill Gates. La Microsoft produce le diverse versioni di Windows, oltre ad una serie di celeberrimi programmi quali Word ed Excel.

MINIATURA. Piccola anteprima di un’immagine a bassa risoluzione fatta per essere caricata rapidamente sullo schermo per poter vedere velocemente una serie di immagini. Cliccando sulla miniatura di solito si apre una versione più larga dell’immagine. Chiamata anche thumbnail.

MIRED (Micro-reciprocal-degrees). I gradi (o valori) mired di una sorgente di luce si ottengono dividendo la temperatura di colore della luce espressa in Kelvin per un milione. Una temperatura di colore di 1.000.000/5000K = 200 mired. Questo sistema consente di trovare con facilità il filtro di correzione adatto alla ripresa a colori con una certa pellicola ed una determinata illuminazione. La scala di valori è costante per cui uno scarto di 300 mired resta tale in qualunque posizione della scala.

MIRINO A POZZETTO. Si tratta di un vero e proprio paraluce metallico con ante pieghevoli e dotato di una lente di ingrandimento, per proteggere lo schermo di messa a fuoco dalla luce parassita. E’ disponibile su quasi tutti gli apparecchi medio formato e sugli apparecchi reflex 35mm dotati di mirino intercambiabile.

MIRINO. Sistema ottico per l’inquadratura della scema negli apparecchi fotografici. Con le fotocamere digitali, una finestra (come nelle fotocamere tradizionali) che può essere usato per comporre le immagini con la fotocamera impugnata all’altezza dell’occhio.

MIRINO ALBADA. Mirino ottico utilizzato sugli apparecchi a telemetro e su alcune compatte analogiche. Progettato da Van Albada, vi appaiono per riflessione una cornice o dei riferimenti bianchi che indicano il limite del campo inquadrato dall’obiettivo.

MIRINO D’AZIONE. Speciale mirino a pentaprisma di grandi dimensioni disponibile solo per le fotocamere reflex dotate di mirino intercambiabile. Consente di osservare da circa 20cm o 30cm l’immagine su un grande oculare usando entrambi gli occhi.

MIRINO GALILEIANO. Mirino ottico semplice. Utilizza il principio del telescopio galileiano invertito.

MIRINO REFLEX. Consente l’inquadratura utilizzando lo stesso obiettivo di ripresa. A seconda della sua costruzione ottica fornisce un ingrandimento 0,7 - 0,8 con l’obiettivo da 50mm all’infinito. Più il valore si avvicina all’unità più l’immagine che appare nel mirino si avvicina alla grandezza naturale.

MIRINO SPORTIVO. Obsoleto sistema a traguardo dotato di un mirino ed una cornice di dimensioni proporzionate alla focale dell’obiettivo impiegato che delimita l’inquadratura. Metallico e pieghevole, era usato sugli apparecchi tipo press e su alcune fotocamere biottica 6x6cm.

MISCELAZIONE. Fusione di due (o talvolta anche più) colori per produrre una sfumatura di transizione. Procedimento di combinazione di due livelli di un’immagine, secondo la modalità di miscelazione selezionata.

MISURAZIONE TTL. Vedi esposimetro TTL.

MODALITA’ AUTOMATICA. Regolazione che demanda alla fotocamera tutte le decisioni riguardanti esposizione, messa a fuoco, flash, bilanciamento del bianco, ecc.  In automatico è possibile impostare modalità più specifiche adatte a determinati tipi di ripresa: ritratto, paesaggio, sport, notturno, ecc.

MODALITA’ CONTINUA. Vedi Modalità sport.

MODALITA’ DEI LIVELLI. Regolazione che determina quanto (o se) i dati di un livello interagiscano con quelli degli altri livelli sottostanti.

MODALITA’ DI MISCELAZIONE. Conosciuta anche come Modalità di Fusione. Metodo per miscelare un livello d’immagine con un altro livello o con l’immagine dello sfondo. Per convenzione, le modalità di miscelazione vengono selezionate dalla finestra Livelli.

MODALITA’ EFFETTI ARTISTICI. Spesso indicata da una tavolozza ed un pennello, questa modalità dei programmi di fotoelaborazione offre opzioni di scelta del colore che possono includere scattare in bianconero o con viraggio seppia come anche colori vividi (aumentati contrasto e saturazione del colore) o colori neutri (contrasto e saturazione dei colori attenuati).

MODALITA’ FILM. La maggior parte dei modelli di compatte permettono di girare brevi filmati a bassa risoluzione che possono consumare molto spazio sulla scheda di memoria.

MODALITA’ MANUALE. Regolazione in base alla quale il fotografo prende tutte le decisioni su esposizione, messa a fuoco, flash, bilanciamento del bianco, ecc.

MODALITA’ PROGRAM. Di solito denotata da una P controlla alcune regolazioni (come bilanciamento del bianco, Iso, ecc.) ma non tante quante la modalità completamente manuale.

MODALITA’ RITRATTO. Modalità di scatto in cui la fotocamera sceglierà l’apertura maggiore possibile del diaframma per sfocare il prima possibile l’area dietro il soggetto, in modo che distragga di meno. La modalità ritratto notturno permette di bilanciare uno sfondo scuro con un soggetto in primo piano illuminato dal flash.

MODALITA’ SPORT. Con questa modalità (detta anche di azione), la fotocamera scatta una sequenza per il tempo in cui viene premuto il pulsante di scatto fino a che la scheda di memoria si esaurisce o la fotocamera finisce quella per processare l’immagine successiva. Questa modalità imposta automaticamente una risoluzione inferiore per ottenere un file più piccolo in modo che più immagini possano essere processate. La nuova dimensione, però, potrebbe non consentire l’ingrandimento di stampa desiderato.

MODALITA’ VIDEO. La maggior parte delle compatte digitali permettono di girare filmati a media risoluzione. Possono anche consumare molto spazio sulla scheda di memoria, per cui è consigliabile usarne una di dimensioni sufficienti.

MODE. Termine inglese per indicare le varie funzioni (modi) di una fotocamera specialmente per quanto riguarda la misurazione dell’esposizione.

MODEM (Modulate-Demodulate). Apparecchio per comunicazioni che permette ad un computer di trasmettere informazioni sulla linea telefonica.

MOIRE’. Trama maculata che appare sulle immagini quando due o più retini tipografici sono disposti l’uno sull’altro. Il moirè è di solito causato da un disallineamento o da una scorretta angolazione degli stessi. Si verifica riproducendo un originale retinato con un retino tipografico.

MOLTIPLICATORE DI FOCALE. Accessorio ottico afocale che, interposto tra l’obiettivo e la fotocamera incrementa la focale dell’obiettivo. L’impiego del moltiplicatore di focale comporta la riduzione della luminosità dell’obiettivo ed una certa perdita di definizione. Sono disponibili moltiplicatori 1,4x e  2x. Alcuni di alta qualità sono progettati per specifici obiettivi e quindi per fornire le migliori prestazioni.

MONITOR. Componente  hardware che permette di visualizzare l’uscita video di un computer. I modelli CRT utilizzano un tubo a raggi catodici: sono poco costosi ma ingombranti.  Più pratici perché leggeri e sottili i monitor LCD a cristalli liquidi. Disponibili in varie dimensioni e prestazioni, dai modelli base fino ai più costosi modelli professionali per grafica.

MONOBAGNO. Soluzione usata per procedimenti di trattamento rapido dei negativi bianconero che contemporaneamente sviluppa e fissa la pellicola. Alcuni agenti rivelatori lavorano con normale attività quando sono presenti nella soluzione quantità funzionali di agenti fissatori.

MONOCROMIA. Colore singolo. Termine generico con il quale si indicano tutte le forme di fotografia in bianco e nero.

MONTAGGIO A SECCO. Metodo di incollaggio di una stampa fotografica ad un supporto di cartone rigido (passepartout), senza l’ausilio di composti umidi. A questo scopo si utilizza uno speciale tessuto termoadesivo posto tra il cartoncino e la stampa. Per l’esecuzione, occorre una speciale pressa a caldo, ma con le debite attenzioni è anche possibile servirsi di un comune ferro da stiro.

MOS. Sensore dotato di una tecnologia intermedia tra il CCD ed il CMos. Nato per ovviare ai limiti di entrambi i sistemi, il MOS mostra la brillantezza cromatica del CCD con il basso consumo del CMos.

MOUSE. Piccolo accessorio con una sfera o sensore ottico alloggiati nella parte inferiore. Muovendo il mouse su una superficie esso invia segnali al computer che fanno muovere un puntatore o un cursore sullo schermo in modo corrispettivo alla direzione e alla velocità di spostamento del mouse.

MOVIMENTI. Sono così detti quelli dei corpi anteriore e posteriore delle fotocamere grande formato a banco ottico.

MS-DOS (Microsoft Disk Operating System, Sistema Operativo Microsoft su Disco). Si tratta del primo sistema operativo a larga diffusione per PC IBM e compatibili,  prodotto dalla Microsoft. Talvolta denominato semplicemente DOS.

MTF (Modulation Transfer Function, Funzione di modulazione della frequenza). Metodo di valutazione della capacità di un obiettivo basata sulla percentuale di informazione che riesce a far passare attraverso i suoi gruppi ottici rispetto ad una mira originale. Le prestazioni dell’obiettivo vengono valutate in percentuale in base al rapporto tra il contrasto dell’immagine riprodotta e quella dell’oggetto originale. Questa misura elimina l’elemento di giudizio soggettivo di chi esegue la valutazione come nel caso della lettura delle linee per millimetro. La curva MTF mostra la resa di un obiettivo in base al contrasto (asse verticale) e una serie di frequenze che aumentano per simulare la maggior finezza di dettaglio (asse orizzontale).

MULTICOATING. Trattamento superficiale per ridurre i riflessi fra le lenti all’interno degli obiettivi. Ad ogni passaggio aria-lente, il 4-5% della luce viene riflessa ciò che determina una forte perdita di luminosità e di definizione. Per ridurre al minimo questo problema, le lenti vengono protette con uno o più strati antiriflesso facendo evaporare in una campana sotto vuoto metalli come lo zirconio, il titanio, il magnesio, ecc. che poi si depositano sulle lenti. Lo spessore dev’essere pari ad 1/4 della lunghezza d’onda della radiazione che si vuole controllare. Questo trattamento serve anche a controllare la resa cromatica delle lenti e quindi degli obiettivi.

MULTIGRADE. Vedi carta a contrasto variabile.

MULTIMEDIA. Concetto che descrive l’unione in un unico prodotto di diversi tipi di applicazioni: suono, testo, grafica, video, fotografia digitale.

MULTIVISIONE. Tecnica spettacolare di proiezione di diapositive con l’impiego di numerosi proiettori gestiti da una centralina che controlla la successione e/o la combinazione di singole immagini con l’impiego di effetti speciali anche sonori se in collegamento con un impianto audio.







N

NANOMETRO (nm). Unità di misura usata per indicare la lunghezza d’onda della luce. Corrisponde ad un miliardesimo di metro. Lo spettro della luce visibile all’occhio umano si estende da 400 (luce violetta) a 700 nanometri (luce rossa). Ha sostituito l’Angstrom (Å) pari ad un milionesimo di millimetro.

ND. Neutral density, grigio neutro.

NiCd (Nichel Cadmio). Accumulatore ricaricabile usato per alimentare flash e fotocamere.

NiMH  (Nichel Metalidrato). Accumulatori ad alta efficienza a ricarica rapida diffuso per alimentare fotocamere, cellulari e PC portatili.

NTSC (National Television Standards Committee). Standard televisivo usato negli Stati Uniti e in Giappone. L’immagine è 525 linee/60 hertz e la durata del quadro è di 1/30 di sec.

NUMERO DI ABBE. Vedi Vetro ottico.

NUMERO GUIDA. Indica la potenza del flash. Ovvero l’apertura di diaframma da utilizzare con sensibilità 100 Iso per un soggetto posto ad un metro di distanza. Dividendo il numero guida (NG) per la distanza in metri a cui si trova il soggetto, si ottiene il valore di diaframma da utilizzare, per una corretta esposizione con un flash manuale.







O

OBIETTIVO A SPECCHIO. Vedi obiettivo catadiottrico.

OBIETTIVO ACROMATICO. Sono acromatici tutti gli obiettivi fotografici in quanto corretti in modo che i raggi dei colori primari (blu e verde) cadano virtualmente nello stesso punto di fuoco. Il classico obiettivo acromatico è costituito da due lenti caratterizzate da aberrazioni opposte che si annullano a vicenda.

OBIETTIVO AFOCALE. Sistema ottico privo di lunghezza focale che funziona con lo stesso principio del telescopio con l’occhio umano producendo un ingrandimento. Applicato davanti ad un obiettivo ne aumenta o riduce la lunghezza focale determinando un cambiamento dell’angolo di campo.

OBIETTIVO ANAMORFICO. L’immagine che si forma attraverso un obiettivo anamorfico è caratterizzata da una scala differenziata per la quale la larghezza risulta più compressa rispetto all’altezza dell’inquadratura. Il sistema utilizza per questo scopo una lente cilindrica. Questo obiettivo, ampiamente usato nel cinema, deve essere impiegato anche in proiezione per ripristinare le proporzioni originali della scena. Il risultato è un fotogramma con una base molto allungata (Cinemascope).

OBIETTIVO ANASTIGMATICO. Obiettivo progettato per correggere tutte le aberrazioni compreso l’astigmatismo. Tutti gli obiettivi attuali sono anastigmatici.

OBIETTIVO APOCROMATICO. Si tratta di un obiettivo corretto in modo tale che almeno due dei raggi dei tre colori primari (blu, verde e rosso) vadano a fuoco esattamente nello stesso punto sull’asse ottico. Realizzati con lenti molto particolari e costosi, gli obiettivi apocromatici (in genere teleobiettivi luminosi) garantiscono una qualità superiore specie alle massime aperture.

OBIETTIVO ASFERICO. L’impiego di una o due lenti asferiche consente una ideale correzione delle aberrazioni (sferica e cromatica) e quindi permette di ottenere una migliore definizione ai bordi dell’immagine alle massime aperture. La maggioranza degli obiettivi asferici è costituita da grandangolari.

OBIETTIVO BELLOWS. Per la macrofotografia sono disponibili obiettivi ad alta risoluzione privi di elicoide per la messa a fuoco. Questa avviene montando l’obiettivo sul soffietto per macrofotografia (in inglese bellows). Sono anche detti “in montatura corta”.

OBIETTIVO CATADIOTTRICO. Di lunga focale (500-1000mm) utilizza uno schema ottico basato su uno specchio principale che riflette i raggi su uno specchio secondario incollato all’interno della lente frontale che li rinvia al piano focale passando attraverso un gruppo di lenti. Lo schema consente di dimezzare la lunghezza effettiva dell’obiettivo. Gli obiettivi catadiottrici per loro costruzione sono privi di diaframma e soffrono di aberrazione sferica.

OBIETTIVO DECENTRABILE. Per la correzione delle linee cadenti nelle foto di architettura alcuni fabbricanti hanno realizzato obiettivi da 35mm o 28mm decentrabili per gli apparecchi reflex. Il decentramento permette di mantenere il parallelismo delle linee anche inclinando la fotocamera. Questo obiettivo è anche detto shift (spostabile) o PC (perspective control).

OBIETTIVO FISHEYE. Obiettivo ultragrandangolare (180° sulla diagonale o in orizzontale) non corretto contro la distorsione.

OBIETTIVO FISSO. Comune sui modelli di compatte di bassa fascia. Di focale mediamente grandangolare possono essere a fuoco fisso.

OBIETTIVO FLOU. La speciale costruzione ottica o l’utilizzo di speciali diaframmi a forellini, consente a questi obiettivi di fornire effetti morbidi nella fotografia di ritratto. Il risultato viene ottenuto esaltando l’aberrazione sferica residua.

OBIETTIVO GRANDANGOLARE. Obiettivo di corta lunghezza focale e di ampio angolo di campo. Il suo schema ottico è generalmente simmetrico specie nel caso degli obiettivi professionali per il grande formato. Gli obiettivi grandangolari per gli apparecchi reflex sono, invece, di tipo retrofocus.

OBIETTIVO INTERCAMBIABILE. Quasi tutte le fotocamere di fascia alta, come le reflex 35mm e digitali, utilizzano obiettivi che possono essere rimossi e cambiati con altri di diversa lunghezza focale: zoom, teleobiettivi o grandangolari.

OBIETTIVO LUNGO FUOCO. Si intende un obiettivo realizzato con due semplici lenti frontali incollate. E’ piuttosto ingombrante in quanto la sua lunghezza è praticamente identica a quella focale. Erano molto diffusi in passato.

OBIETTIVO MACRO. Obiettivo particolarmente corretto per fornire un’ottima definizione quando si fotografano soggetti a distanza molto ravvicinata. Può essere ugualmente utilizzato anche per riprese normali.

OBIETTIVO MEDICAL. Per la ripresa ravvicinata di carattere medico-scientifico, sono disponibili obiettivi di lunga focale dotati di flash anulare incorporato che consente di ottenere un’illuminazione senza ombre del soggetto.

OBIETTIVO NORMALE. Si intende per normale o standard l’obiettivo la cui lunghezza focale sia pari o, quantomeno, vicina alla diagonale del fotogramma o del sensore dell’apparecchio. Tale focale è ritenuta quella che meglio si avvicina alla visione dell’occhio umano.

OBIETTIVO RETROFOCUS. Obiettivo caratterizzato dal punto nodale posteriore posto oltre il suo elemento posteriore. Con questo disegno (detto anche teleobiettivo invertito) sono prodotti gli obiettivi supergrandangolari per gli apparecchi reflex così che la distanza tra l’ultima lente ed il piano focale risulti superiore al tiraggio tanto da lasciare spazio sufficiente al movimento verso l’alto dello specchio.

OBIETTIVO ROTANTE. In alcuni apparecchi fotografici panoramici viene utilizzato un obiettivo rotante su un’angolo di circa 200-220° che consente di ampliare il campo orizzontale di visione. Perché la fotocamera produca un’immagine non distorta l’obiettivo deve ruotare sul suo punto nodale posteriore e il piano focale dev’essere curvo a raggio costante.

OBIETTIVO SIMMETRICO. Si definisce così quell’obiettivo il cui schema ottico è simmetrico rispetto alla posizione del diaframma. Questo schema è usato negli obiettivi per il grande formato o per i grandangolari delle fotocamere a telemetro.

OBIETTIVO STABILIZZATO. La tecnologia ha consentito di realizzare obiettivi dotati di un sistema di stabilizzazione dell’immagine per la ripresa a mano libera anche con tempi di esposizione più lunghi del normale. Uno speciale elemento ottico posto all’interno dello schema vibra in modo opposto alle vibrazioni subìte annullando l’effetto del mosso.

OBIETTIVO TELE. E’ dotato di un angolo di campo inferiore a quello di uno standard. E’ costituito da un gruppo ottico anteriore convergente e uno posteriore divergente. Nei teleobiettivi, la distanza tra la lente frontale ed il piano focale è inferiore alla lunghezza focale, ciò consente di contenere le dimensioni. Il punto nodale posteriore, in questo caso, si trova davanti alla lente frontale.

OBIETTIVO ZOOM. Obiettivo complesso a focale variabile. Consente di coprire con variazione continua tutti gli angoli di campo consentiti tra la minima e la massima focale mantenendo inalterata la messa a fuoco. Soffrono di distorsione che si presenta a barilotto nella posizione grandangolare e a cuscinetto nella posizione tele. Da tempo ha sostituito l’obiettivo standard fornito di corredo con le reflex 35mm e digitali.

OCCHI ROSSI. Vedi riduzione Occhi rossi.

OCR (Optical Character Recognition, Riconoscimento ottico dei caratteri). Si tratta di un programma che è in grado di convertire il testo stampato su un documento cartaceo in un testo elettronico gestibile dal computer. L’originale va acquisito attraverso uno scanner.

OLOGRAFIA. Tecnica per la realizzazione di immagini che restituiscono una visione tridimensionale del soggetto, compresi gli effetti dello spostamento del punto di vista. Fu inventata dal premio Nobel Dennis Gabor nel 1948, ben prima della scoperta del laser, che è la sorgente di luce coerente indispensabile per questo genere di riprese. Questa tecnica non ha trovato impiego in fotografia, ma è ampiamente utilizzata per realizzare marchi o sigilli di sicurezza non falsificabili su diversi prodotti tra cui le carte di credito.

OMBRA. In termini di esposizione o sensitometrici, l’ombra o meglio le ombre, rappresenta il tono o i toni più scuri presenti nell’inquadratura nei quali sia ancora leggibile un dettaglio.

OPACITA’. Sinonimo di Trasparenza. Nei programmi di fotoelaborazione, la proprietà dei livelli e di alcuni effetti che permette di variare il grado di trasparenza da opaco a trasparente. Il valore dell’Opacità è in genere espresso come percentuale.

OPACO. E’ opaco qualunque oggetto o materiale che non consente il passaggio della luce.

OPEN FLASH. Tecnica utilizzata originariamente per l’uso del lampo al magnesio che consiste nel far partire il lampo dopo aver provveduto ad aprire l’otturatore della fotocamera. Questa procedura, utilizzabile anche con il lampeggiatore elettronico, consente di sfruttare la luce del flash per l’illuminazione generale della scena, ma di poter impressionare sulla pellicola (grazie ad una esposizione più lunga di quella eventualmente prevista per la sincronizzazione) anche le luci dell’ambiente. La tecnica dell’open flash, è superata dalla funzione slow-sync adottata nei flash dedicati delle fotocamere reflex e in alcuni casi anche di quelli incorporati nei modelli compatti.

ORTHO. Termine utilizzato per indicare materiali ortocromatici, cioè sensibili al verde e al blu, ma non al rosso.

OTTIMIZZAZIONE. Procedimento che in genere implica la compressione di file per rendere i file immagine più piccoli e più pratici da salvare su disco o da trasmettere per e-mail o sul Web, mantenendo al tempo stesso la più alta qualità possibile.

OTTURATORE. Consente alla luce di raggiungere la pellicola o il sensore per il tempo necessario ad ottenere la giusta esposizione. Il controllo dei tempi di esposizione può essere meccanico o elettronico, in questo caso il funzionamento è subordinato all’alimentazione di una pila. Ne esistono di due tipi. L’otturatore a tendina è costituito da due tendine che scorrono in orizzontale o in verticale sul piano focale dell’apparecchio. Le tendine possono essere realizzate in stoffa, metallo (tra cui il titanio) o materiali compositi come policarbonato e carbonio. Il tempo di esposizione è dato dall’intervallo di tempo che passa tra lo scatto della prima (si apre l’otturatore) e quello della seconda tendina (si chiude l’otturatore). L’otturatore centrale, collocato tra le lenti di un obiettivo nei pressi del diaframma, funziona grazie ad una serie di lamelle che si aprono e si chiudono ad iride. Controllato meccanicamente o elettronicamente, permette l’uso del flash elettronico con qualunque tempo di scatto.


 
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